La vegetariana – di Han Kang

recensione di Sara Cancellara

La vegetariana

La vegetariana è un romanzo di Han Kang edito da Adeplhi nel 2016.

Un tempo ci passavano dei treni, adesso sono diventati dei binari nascosti, incastonati tra cespugli ed alberi.

Ci cammino quando ho voglia di una lunga passeggiata o per godermi un bel tramonto. Dall’alto guardo l’isola di Ripa nel mezzo del fiume Borbore, che sembra in quel punto rallentare il suo corso.

All’inizio era inabitata, solo rocce nell’acqua.

Poi un artista con una grande passione per la pittura, breve parentesi, come si fa nelle Langhe a non trovare ispirazione con le morbide colline che sussurrano “Fateci un bel ritratto, non vedete quanto siamo belle?“ ha terminato un suo dipinto e lo ha portato lì e così è approdata l’arte anche sull’isola.

Dopo giorni sono arrivate due sedioline, una azzurra e l’altra fucsia, così se uno desidera può sedersi proprio in quel punto, starsene in silenzio perché nel resto del parco c’è troppo rumore e a volte succede di voler rimanere soli, di stendersi un pochino dimenticando chi siamo o meglio chi dobbiamo essere.

Così è successo a Yeong- hye dopo essersi svegliata ed aver fatto un sogno dove non c’era un’anima viva, una foresta e lei che correva veloce, poi una luce di primavera, lo schiamazzo di bambini e gente che faceva spuntini a base di kimbap, le risate.

Così è successo a Yeong-hye di sentirsi improvvisamente sola e spaventata.

Al suo risveglio dirà al marito di non voler toccare più carne. Ma la donna dalla sua alimentazione toglierà anche le uova, pian piano tutto il resto fino ad un totale rifiuto del cibo.

La vegetariana di Han Kang è un romanzo visivo, un romanzo che a tratti disturba per le sue scene crude come fossimo davanti alla pellicola del film “Parasite”.

D’altronde non è la stessa vita fatta di incongruenze e paradossi?

Impossibile cercare un’unica interpretazione davanti ad una scrittura lucida, onirica come la sua. Marina Abramović, la famosa artista che fa opere e performance si descrive dicendo “Chi vede la mia arte ha paura di incontrarmi, ma io sono simpatica”.

Un po’ come il lettore quando conosce Yeong-hye , è turbato, scosso da questo corpo che giorno dopo giorno deperisce ma allo stesso tempo splende per la vegetazione e i petali che sbocciano tra le morbide cosce della donna, un corpo sospeso tra la vita e la morte.

Dunque esiste della bellezza anche mentre si abbandona questa terra, una bellezza mista allo smarrimento proprio come fossimo di fronte ad un bel quadro, quando mastichiamo arte come fosse pane quotidiano ne sentiamo la potenza subendone il fascino.

Raramente ci si imbatte in romanzi simili a La Vegetariana, dove la penna crea ombre e sfumature come fosse un pastello colorato. Questo è sicuramente un bel modo di fare letteratura che rientra perfettamente nelle mie corde.

 

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Sinossi

 

“Ho fatto un sogno” dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti.

È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale.

La scrittura cristallina di Han Kang esplora, ne La Vegetariana, la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

Titolo: La Vegetariana
Autore: Han Kang
Edizione: Adelphi, 2016