La schiava dei Tudor di Isabella Izzo
LibroMania Edizioni – pag. 443– anno 2014

“Follia! Un cuore batte nel corpo di un’anima senza vita. Pazzia. L’eternità di una mente in una prigione senza sbarre. Una prigione che ti porti dentro anche quando ne sei già fuori. Ricordi Indelebili di una vita cattiva, passata, eppure presente, che ritorna non appena chiudi gli occhi per non lasciarti mai, neanche quando sorridi…”
Inizia con una poesia il romanzo di Isabella Izzo, versi che introducono il lettore nella dimensione che caratterizza l’intimo di Dayla, schiava catturata nel suo villaggio africano, bambina che ha impresso negli occhi l’atrocità della violenza e della morte. Schiava in catene in una nave carica di merce umana da mettere in vendita al miglior offerente.
Il destino ormai segnato dall’infamia della carne, trova però una via d’uscita per mano di padre Simeon, priore dell’abbazia di Whitby, Inghilterra del nord, anno 1521.
Da quel momento, la vita di Dayla ha una svolta, grazie alla compassione del priore trova rifugio con un escamotage presso la struttura religiosa, scampando dalle mani di chi l’aveva comprata.
Ed è in quell’esistenza, fra le mura dei frati e il lavoro quotidiano, che Dayla conoscerà l’amicizia, l’amore e la passione, dando così nuova linfa a un futuro che sembrava inghiottirla in un cielo nero.
La narrazione dell’autrice è fluente, ricca di dettagli sulla condizione interiore dei personaggi, sulle loro passioni e sui loro desideri. Non mancano gli intrighi e i misteri che sono tipici del periodo storico, che contribuiscono a rendere la trama interessante e accattivante.
Ma ciò che considero assolutamente meritevole nel romanzo di Isabella Izzo, è la capacità di narrare con semplicità ed efficacia i moti dell’anima e i sentimenti che albergano nei personaggi, donando una buona caratterizzazione e un sicuro impatto narrativo.
Silvia Lorusso






