A Roma non ci sono le montagne di Ritanna Armeni

Recensione di Gianna Ferro

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A Roma non ci sono le montagne è un romanzo di Ritanna Armeni edito da Ponte alle Grazie nel 2025

“La storia è fatta dalle forze in gioco, dai protagonisti e dai testimoni e non certo dagli storici. Essi possono al massimo indagarla, verificarla e raccontarla” Teresa Mattei

Di cosa tratta A Roma non ci sono le montagne?

Ci sono storie che non vengono raccontate, taciute perché scomode a molti. Storie che dividono, ma che è necessario ricordare in modo giusto.

Ritanna Armeni, giornalista e scrittrice, è quello che fa nel suo romanzo analizzando chirurgicamente i fatti avvenuti in via Rasella il 23 marzo del 1944, in una Roma occupata dai tedeschi.

Dodici giovani partigiani, appartenenti al Gruppo di azione patriottica, che agivano in città già da tempo in nome di una libertà che si conquista combattendo perché nessuno la regala, decidono di compiere una grossa azione militare contro chi da mesi compiva atrocità e soprusi. E mentre Roma si muove apaticamente aspettando l’arrivo degli alleati, uomini e donne, rischiando la propria vita, organizzano l’evento più divisivo ed emblematico della Resistenza romana.

“[…] l’azione sarà più audace, il rischio più alto. Quel giorno, i fascisti si accingono a celebrare il venticinquesimo anniversario della nascita del Partito. Un’ennesima prova di arroganza cui i Gap hanno deciso di rispondere.”

Agiranno nella stretta stradina di via Rasella dove ogni giorno alle 15 in punto un gruppo tedeschi della polizia Bozen l’attraversa tornando dal poligono di tiro. Un carretto con un carico di tritolo esploderà al loro passaggio. L’attentato organizzato da giorni, nei minimi particolari, non poteva fallire. Ogni componente del gruppo ha un proprio ruolo.

Sono le 15, ma del martellante passo all’unisono dei soldati tedeschi, con il canto inconfondibile che li accompagna quando attraversano le strade di Roma, nessuna traccia. Nelle diverse postazioni assunte dai partigiani all’ora prevista, l’ansia e la paura li assale fino alle viscere. Quella paura che hanno imparato a governare con la rabbia, per il disprezzo e l’odio che provano nei confronti di quegli invasori che agiscono ogni giorno con crudeltà e ingiustizia.

Quella in via Rasella non è un’operazione come le altre. Questa volta sono impegnati tutti e quattro i Gap centrali. Dodici di loro sono sulla strada. Ma altri cinque nei giorni precedenti hanno preparato l’azione, una vera azione di guerra. Una battaglia come mai è stata combattuta nella città occupata dopo l’8 settembre.”

I giovani partigiani, alcuni studenti universitari e molti di estrazione borghese, pur consapevoli dei pericoli che correvano, mettendo a rischio anche la vita delle proprie famiglie, non avevano esitato a lottare per liberare il proprio popolo dal potere fascista. Ma non era semplice organizzare rappresaglie in una città come Roma, dove difficilmente ci si poteva nascondere, col nemico che spuntava improvvisamente in strada.

“A Roma non c’erano le montagne. [..] Qui era tutto diverso. Per nascondersi, si poteva contare solo sui portoni, sulle strade strette del centro, sui quartieri che in periferia si intrecciavano e si confondevano con le campagne, su qualche casa amica, sulla compassione delle chiese o dei conventi. Le truppe nazifasciste non si annunciavano, ma c’erano sempre, apparivano all’improvviso, sfilavano per le strade, perquisivano i quartieri, entravano nei portoni. Toglievano il respiro, assorbivano l’anima, finivano con la loro sola presenza.”

In via Rasella, quel 23 marzo del 1944, dodici audaci ragazzi, mettendo a repentaglio la propria esistenza, colpiscono a morte 33 soldati tedeschi. I “Banditen” avevano interrotto definitivamente quel passo glorioso e onnipotente di uomini che avevano in ostaggio la città e i romani, finalmente, avrebbero saputo che c’era chi combatteva per liberarli da quella forza crudele.

Le conseguenze saranno tragiche. Da Berlino arriva l’ordine di uccidere cinquanta italiani per ogni tedesco morto, dovevano pagare a caro prezzo quell’affronto. Il comandante Kesslring ne propone dieci e Hitler accetta e la rappresaglia ha inizio. I soldati trascinano fuori dalle loro case uomini innocenti per condurli a morire, insieme ai prigionieri di via Tasso. Herbert Kappler si rivelò un perfetto organizzatore dell’orrore. I tedeschi prendono 330 uomini, aggiungendone 5 per sbaglio, e con un colpo secco di pistola alla nuca ne decretarono la morte.

Furono ammassati e seppelliti nelle cave che vennero poi fatte esplodere. Ad esecuzione già avvenuta, Roma fu messa a conoscenza della strage. Quella delle Fosse Ardeatine è una delle vicende più vergognose di cui si sono macchiati i generali tedeschi.

“In nessuna delle capitali del vecchio continente, occupate e sottomesse ai tedeschi, i nazisti avevano subito uno scacco come quello registrato nella piccola e nascosta via romana. Perché di quei ragazzi, che avevano messo in conto di perdere la vita pur di colpire il nemico nazista, nella strada non c’era segno di una memoria? Perché tanta prudenza o timore nel ricordo di un episodio di resistenza, un’azione di indubbio valore militare, politico, patriottico quale quella dei Gap romani?”

Perché leggere A Roma non ci sono le montagne?

Un evento storico come quello di via Rasella deve essere compreso e ricordato con le giuste e proprie valutazioni e non condannarlo prima di conoscerne gli accadimenti, come ha sempre fatto, ai tempi, una certa parte della  politica e il Vaticano attribuendo al gruppo dei partigiani la colpa atroce dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Ritanna Armeni ci conduce, con coraggiosa sensibilità, in quella strada e ci racconta cosa c’era dietro a un’azione così radicale. I Gap non erano giovani incoscienti, né esaltati, ma ragazzi con profondi valori, un futuro interrotto dalla guerra, animati solo dall’amore per la pace e la giustizia.

Il libro alterna il racconto di quella giornata fatale e la storia personale di quei giovani audaci. Nessuno ricorda quegli uomini e quelle donne che combatterono fianco a fianco, con le stesse responsabilità, le stesse paure, gli stessi ideali.

“Erano ragazzi borghesi, intellettuali, leggevano poesie, amavano Proust e Montale, andavano a teatro, frequentavano l’università, le biblioteche. […] Per mesi nelle vie che io ripercorrevo avevano realizzato attentati, agguati, imboscate. Avevano colpito il nemico dove si sentiva sicuro. […] Con una noncuranza per la propria sorte che derivava da una fede indiscutibile, dall’odio per un nemico che opprimeva e uccideva, dall’amore per la libertà che neppure il fascismo aveva sopito, dall’audacia che si possiede solo in gioventù.”

La scrittrice restituisce alla memoria un pezzo di storia della Resistenza, ma che resta ancora un argomento di discordia. Le pagine del romanzo fanno riflettere, ti proiettano in quel pomeriggio di primavera dove tutto avvenne, ma anche nelle storie di vita di ognuno dei partecipanti all’azione. Si percorrono le strade di una Roma devastata dal nemico, si percepiscono le emozioni dei protagonisti, ma non si comprende l’orrore dei nazisti.

Resta, comunque la si voglia giudicare, una pagina di storia tragica e quanto certe scelte possano pesare in nome della libertà.

Bellissimo il prologo della scrittrice in cui descrive come è avvenuta la costruzione del libro e come è stata la vita, dopo quel 23 marzo, di quei coraggiosi ragazzi.

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Sinossi

Uno spazzino gioviale che spinge il suo carretto. Una ragazza semplice ma elegante, con la borsa della spesa e un impermeabile sul braccio. Un giovane uomo, l’aria assorta, la cartella di pelle, forse un professore. Una Mercedes, scura e silenziosa come l’ufficiale tedesco seduto sul sedile posteriore. Una compagnia di soldati che marcia cantando. Perché nel 1944 le compagnie naziste cantano sempre quando attraversano Roma. In quei pochi metri, in quei secondi di trepidazione e attesa passa la Storia.

E le storie dei singoli individui che formano i Gruppi di azione patriottica, fondati qualche mese prima contro l’occupante tedesco. Per lo più ragazzi borghesi, spesso universitari, che si tramutano in Banditen, capaci di sparare e di sparire, di colpire il nemico ogni giorno, senza dargli tregua. In quel breve – e infinito – pomeriggio di primavera, dove passato e presente si intrecciano, c’è chi si prepara e chi viene sorpreso, chi muore e chi sopravvive, chi scappa e chi ritorna. E c’è anche chi, sui corpi dei 33 tedeschi uccisi, firma la condanna a morte di 335 italiani.

Ritanna Armeni, con l’intelligenza di chi vuole comprendere, e ricordare, conduce i lettori in via Rasella e mette in scena uno degli episodi più emblematici della Resistenza romana.

Titolo: A Roma non ci sono le montagne

Autore: Ritanna Armeni

Editore: Ponte alle Grazie, 2025