La mia piccola intrusa di Giampaolo Colucci

Lettere al Femminile

A cura di Maria Cristina Sferra

Care amiche e cari amici di Cultura al Femminile, per la rubrica quindicinale Lettere al Femminile pubblichiamo oggi una missiva di Giampaolo Colucci, una lettera schietta che lui, padre innamorato, dedica a La mia piccola intrusa, ovvero alla sua bellissima bambina che sta crescendo.

La mia piccola intrusa
Tra poco compirai quattro anni. E la speranza di capirci qualcosa ormai è sempre più flebile.

A volte scherzando mi definisco “il genitore dell’anno”. Perché bevo vino mentre ti preparo la cena, ti mollo un cellulare in mano se devo fare una telefonata o sbrigare una faccenda e ti porto dai nonni se voglio godermi un pranzetto in santa pace con tua madre.

E diciamolo, a volte vorrei tornare indietro nel tempo, ma questo già te l’ho scritto più volte e non è il caso di infierire ancora. Anche se quel viaggio organizzato in Iran mentre scoprivamo di aspettarti… vabbè. Lasciamo perdere.

Il punto è, cara la mia piccola intrusa, che tutto ciò che dico, penso, scrivo e faccio è rivolto a te.

E a volte mentre dico, penso, scrivo e faccio, mi domando cosa cavolo mi prenda. Starò per caso diventando un papà pancino? Giammai!

Eppure sei la mia carne, il mio respiro, gli abbracci e i sorrisi che mi svoltano la giornata.
Sei la nutella che stamattina mangi voracemente mentre versi il latte sul tavolo.
Sei il pane caldo che mamma tira fuori dal forno per colazione.
Sei il profumo bello che sprigiona la tua testolina mentre chissà cosa sogni.
E poi cazzo, quanto sei figa!

Eppure penso, ripenso, rimugino su come potrei diventare un buon padre, per te.

Non perfetto… almeno sufficientemente adeguato perché tu, un giorno, sia fiera di me. Almeno sufficientemente bravo a convincerti a stare dalla parte giusta del mondo. Sufficientemente ostile alle scelte sbagliate che un giorno potresti fare. Sufficientemente paraculo a convincerti che i fidanzati sono tutti dei mostri spaventosi e che l’unico uomo della tua vita sarò io, per sempre.

Ehm… forse ho esagerato un po’.

Il senso di tutto questo è che forse davvero non ci sia un senso, ci penso troppo. Dovrei solo perdermi nei tuoi occhi nerissimi e profondi, soffiare piano sulle tue ciglia cielo, continuare a entrare in punta di piedi nel tuo mondo e tenerti la mano, finchè potrò.

Forse la gioia più grande, per me, sarà quando ti rifletterai in uno specchio e vedrai un pezzettino del tuo papà. Intanto abbracciami sempre e ti prometto, per il futuro, di essere meno patetico. Ce la posso fare, forse.

La mia piccola intrusa

Per partecipare alla rubrica quindicinale Lettere al Femminile sul sito Cultura al Femminile, inviate la vostra lettera allegata in formato Word a letterealfemminile@gmail.com

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