“Cosa non è andato per il verso giusto?” di Franca Adelaide Amico

“Cosa non è andato per il verso giusto?” di Franca Adelaide Amico

Cosa non è andato per il verso giusto?

“Cosa non è andato per il verso giusto?”
di Franca Adelaide Amico

Lettere al Femminile

Cosa non è andato per il verso giusto?
Ai genitori e ai figli adolescenti del giorno d’oggi.

Qualcosa non è andato come doveva andare: questi giovani intruppati, a volte supinamente acquiescenti, acritici.

E, dunque, cosa è andato storto? Se educare è indurre a tirare fuori il meglio che abbiamo dentro, perché questa generazione appare così amorfa? Eh sì, è sotto gli occhi di tutti come la TV, il bombardamento mediatico, l’uso indiscriminato del computer e dei videogiochi siano causa di questo crollo di valori; certamente, lo affermano tutti, adulti e benpensanti che storcono il naso davanti a tanta miseria. Peccato che, qualche volta, anche chi non ha il pc e non guarda ossessivamente la TV, sia ugualmente preso dal ‘morbo’ della passività. E, allora, dove sta la causa della dissonanza? Da quali premesse non sono scaturite le necessarie conseguenze?

Chi è, davvero, l’adolescente, oggi?

La mia visione circolare della storia intende l’avvicendarsi degli eventi come una spirale di un organismo che nasce, si sviluppa, si esaurisce e rinasce. Un meccanismo condizionato da energie che lo caratterizzano. Ogni epoca storica ha avuto la sua particolare aura energetica, che ha improntato di sé fatti, uomini, cause ed effetti.

Adesso ci troviamo in una fase di transizione verso una concezione del ‘nuovo’ come forse ancora non riusciamo ad intendere pienamente. Da qui la sensazione di disagio e di smarrimento che giovani e meno giovani avvertono. Se è vero che siamo frutto della Storia, è però anche vero che ciascuno di noi vive la propria storia personale, le microstorie che determinano le nostre vite. Ritorniamo, così, a interrogarci per cercare di capire cosa non ha funzionato, cosa si può ancora rimediare.

Chi eravamo, dunque, noi, giovani rivoluzionari di un tempo, insofferenti delle autorità, che ritenevamo ipocrite e quasi nulle? Abbiamo lottato tanto per un mondo nuovo e migliore, abbiamo spazzato via falsità e inutili pudori, abbiamo gridato la parola libertà come fosse la più bella rivelazione mai scoperta.

Abbiamo avuto dei figli. In qualche modo, abbiamo raggiunto un compromesso tra la routine del lavoro e la nostra interiorità, qualcuno è riuscito a ‘salvarsi’, qualcuno no, ma è vero che tutti abbiamo perso qualcosa.

…compagno di scuola, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?…

Siamo diventati educatori: la nostra bandiera è stata del colore della libertà, dei diritti umani, della giustizia sociale.

Eppure questi sono i nostri figli: cosa non ha funzionato? Questi figli che davanti alle nostre sicurezze hanno paura, questi figli di cui abbiamo voluto scongiurare fragilità e debolezze, ora si rivelano qui, a noi, in tutte le loro imperfezioni.

Anche noi eravamo e siamo esseri imperfetti, anche noi che abbiamo creduto che la nostra fede potesse spianare le montagne. Siamo qui, adesso, davanti a questi occhi impauriti che cercano una guida forte e sicura, senza alternative, senza discussioni o tentennamenti. E noi possiamo solo fornire la ricerca, il dubbio, la dialettica.

Non abbiamo ben compreso che tutto ciò non si insegna, si scopre; abbiamo conquistato a sangue i valori di cui ci siamo nutriti, spesso seminando discordie e amarezze, e non ricordiamo quanta disarmonia ci è costata l’armonia degli ideali. Ci siamo opposti, abbiamo combattuto; oggi, questi giovani, contro chi o cosa combattono per affermare se stessi? È forse la prima volta nella storia in cui le vecchie generazioni siano di idee più innovatrici e alternative rispetto alle nuove. E ciò non va bene: non ci può essere crescita senza la dialettica.

L’errore è stato quello di volere da un lato dimostrare come sia dignitoso spendere una vita nella coerenza, dall’altro l’aver voluto risparmiare a questi giovani il disagio della sofferenza: li abbiamo voluti liberi e privati del dolore, forse memori di quella spensieratezza cui avevamo rinunciato in passato per arrivare alla consapevolezza.

E così, eccoci di fronte a questi rappresentanti del nostro futuro che giudicano e cercano una mano forte che li guidi. Lo Stato e la Scienza rappresentano questa mano forte e sicura. Stato e Scienza, così come intesi oggi, rappresentano l’ipse dixit che noi abbiamo aborrito e che queste nuove generazioni cercano.

Noi non siamo stati capaci di guarire veramente dalle nostre contraddizioni e se è vero che abbiamo combattuto, abbiamo avuto il torto di mostrarci ai nostri figli con le ferite sanguinanti, benché le ferite nascondano tesori difficilmente apprezzabili.

Un genitore deve essere forte, sicuro, deve essere l’esempio fulgido per il proprio figlio, autorevole nella sua figura. Noi, spesso, siamo stati amici dei nostri figli cui abbiamo raccontato più delle disfatte che dei punti fermi. Un po’ li abbiamo abbandonati.

Dovremmo ricordare le parole rassicuranti dei nostri genitori insieme alle nostre parole taglienti; sarebbe giusto e necessario far capire ai nostri figli che, benché a volte in dissonanza e sempre imperfetti, siamo tuttavia ‘genitori’. E un genitore c’è per sempre, anche quando non è più su questo piano visibile.

Saranno i nostri punti fermi, quelli che attraverso una vita intera abbiamo conquistato, a indicare il cammino; quanto lungo e quanto difficile sia, sta ai nostri figli deciderlo, noi possiamo solo illuminare la strada.

 

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