LA TORCIA – di Marion Zimmer Bradley
Recensione di Veronica Sicari

La torcia è un romanzo di Marion Zimmer Bradley, edito da Harper Collins nel 2021.
Di cosa tratta La torcia?
Con La torcia Mario Zimmer Bradley narra le vicende dell’assedio e della rovinosa caduta di Ilio; ma non invoca alcuna dea per narrare dell’ira del Pelide Achille, perché questa volta non è la gloria degli eroi mortali e dei loro protettori celesti che la scrittrice intende raccontare.
È sulle orme dell’iscrizione della tavoletta 803 del Museo archeologico di Atene, che Marion Zimmer Bradley prende le mosse per dar voce alla sua Cassandra. Perché sarà proprio lei a tramandare la memoria di quegli avvenimenti.
“Zeus di Dodona, gradisci questo dono
Che ti mando da parte mia e della mia famiglia;Agatone figlio di Echefilo,
della famiglia di Zacinto,
consoli dei Molossi e dei loro alleati,
discendenti da trenta generazioni
da Cassandra di Troia”.
Principessa figlia di Priamo, sacerdotessa di Apollo e a questo vergine consacrata, veggente e profetessa, condannata dal dio a non esser mai creduta, Cassandra svela le vicende della guerra che portò la distruzione della sua patria, Troia, al di là del mito e del canto degli aedi, a partire dalla
propria storia e da quella della propria famiglia.
Nel poscritto al romanzo, Bradley chiarisce la sua posizione: tace Omero sulla sorte della principessa Troiana successivamente alla presa di Troia.
Per contro, Eschilo, Euripide si fanno carico di narrare le sue vicende, successive alla guerra tra achei e troiani, impregnando la vita (e il destino) della profetessa con le usanze patriarcali in voga al loro tempo.
Cassandra è disegnata quale vittima, sacrificata nella vendetta della regina di Micene,
Clitennestra, insieme all’uomo che l’ha ricevuta come bottino di guerra, Agamennone. Uccisa da una donna nell’atto estremo di trovar riparazione per l’abietto crimine compiuto sulla propria figlia Ifigenia dal suo stesso padre.
Altrove, ritroviamo Cassandra nelle vesti della schiava, bottino di guerra al pari di un oggetto, insieme alle altre troiane, che medita vendetta, e che osa farlo solo perché pazza. Perseguitata ancora, dunque, dalla maledizione celeste che la rende profetessa inascoltata.
In tali opere Cassandra perde i contorni di un essere sensiente, diventa oggetto, diventa altro.
Mai padrona di sé, perennemente preda di qualcuno che la possiede.
Bradley, inserendosi nella tradizione della riscrittura in chiave moderna – ma sarebbe più appropriato dire femminista – del mito, ci restituisce una Cassandra molto diversa.
Una donna perfettamente lucida, consapevole del ruolo assegnatole in un contesto sociale profondamente ingiusto per le donne.
Una donna che, benché apparentemente piegata al volere dell’inopponibile fato, e soggetta ai desideri degli immortali, che tendono a contendersi la sua devozione, sempre riesce a scegliere, con un grado di astuzia che nulla ha da invidiare a quello posseduto dall’eroe di Itaca, così come narratoci nel mito tradizionale.
Nel poderoso romanzo di Bradley risuona vigorosa, precisa la voce di tutte le donne che, nel poema omerico assistono silenti, ornamenti e decori di una scena pretesa dagli eroi maschi.
L’autrice ci restituisce la bellezza mozzafiato ed innaturale di Elena, che poco ha potuto scegliere del proprio destino, strumento della dea dell’amore e dei suoi capricci.
Ci mostra Ecuba, regina madre con un passato da amazzone, perennemente in bilico tra l’amore per la libertà e gli obblighi coniugali. Compare la giovane Andromaca, cresciuta libera in Colchide ma impaziente di accondiscendere al ruolo muliebre impostole, ma secondo la sua volontà.
I rapporti umani, i sentimenti, gli atti di volontà di queste donne sono al centro del racconto.
Pur se non impegnate nella feroce battaglia al di sotto delle mura di Ilio, il loro coraggio sbiadisce le azioni degli eroi omerici impegnati nelle lotte sanguinose.
Agli occhi di quelle donne, nelle loro parole la guerra appare quello che è: un gioco di parti, un capriccio, il pretesto per accampare pretese, per acquisire potere.
Anche la forza degli dei viene messa in discussione in più occasioni: gli immortali vengono descritti dalla Sacerdotessa, sebbene devota, come pari agli uomini in quanto ad abiezione.
Le avventure vissute da Cassandra, negli anni precedenti alla guerra di Troia, con le amazzoni e presso Colchide, servono a Bradley per mostrarci come, in quelle terre, già prima del ratto di Elena fosse in corso una battaglia silente, tra due culture profondamente diverse: quella dei popoli devoti alla Dea Madre, e quella dei popoli devoti agli immortali dell’Olimpo, dove a dominare era un dio uomo.
La cultura matriarcale di quelle terre, messa a rischio dalla creazione di Troia prima, e definitivamente spazzata via dalla vittoria degli Achei, assicurava un equilibrio perfetto tra esseri umani e natura da una parte, e uomini e donne dall’altra.
Grazie alle parole di Pentesilea, regina delle Amazzoni e di Imandra, regina di Colchide, Cassandra scopre, ancora molto giovane, che esiste un modo diverso di vivere la femminilità.
Che in talune società una donna può ambire a qualcosa di diverso che trascorrere la propria vita all’interno degli alloggi femminili, sottomessa al destino di partorire, filare e tacere.
Per il tramite di Cassandra e servendosi del mito delle amazzoni, Bradley ripropone le teorie della presenza di un’antica civiltà matriarcale già elaborate alla fine dell’800 dallo storico Johann Jacob Bachofen, poi riprese dalla studiosa italiana Momolina Marconi.
Teorie poi confluite nelle correnti psicanalitiche (Freud e Jung) ed oggi al centro del dibattito filosofico femminista, e per certi versi anche di quello di stampo ecologista.
Secondo tali teorie, un ricordo di queste civiltà matriarcali sopravvive nel mito, come ad esempio quello di Medusa: Perseo uccide la Gorgone, l’unica mortale, e questo assassinio simboleggerebbe il predominio della società patriarcale su quella matrilineare.
Nel corso della storia, secondo storici ed antropologi, si sarebbero susseguite civiltà organizzate in maniera differente, alcune di stampo matriarcale, altre di stampo patriarcale. Civiltà che si sono inevitabilmente trovate a scontrarsi, attraverso guerre, prevalendo le une sulle altre, o che si sono semplicemente mescolate, dando vita a strutture sociali più complesse.
Il ricordo di tali avvenimenti è sopravvissuto nella memoria collettiva con l’elaborazione dei miti, da cui traggono materia le successive opere classiche.
Perché leggere La torcia?
Dunque l’opera compiuta da Bradley nel 1987, anno nel quale La torcia fu scritto e pubblicato per la prima volta, si inscrive in una tradizione già sperimentata a livello accademico.
Ma il suo lavoro, al pari di quello compiuto della straordinaria autrice tedesca Christa Wolf con le sue Medea e Cassandra, dona alle lettrici e ai lettori qualcosa di più.
Rende epica una storia considerata secondaria e perciò tacitata, restituendoci dei personaggi femminili che, al pari dei loro compagni guerrieri, mariti, figli e fratelli, meritano il sigillo dell’immortalità.
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Sinossi
Tutti conosciamo la storia della guerra di Troia. I protagonisti sono Achille, Ettore, Paride, Priamo, Aiace, Odisseo: uomini che danno grandi prove di coraggio, che combattono per l’onore di uno di loro, per il potere, per difendere la propria città o per la rabbia di una perdita che lascia un vuoto
ncolmabile. Uomini che uccidono, rapiscono, imbrogliano, stuprano…
Ma forse la storia vera non è proprio come ce l’hanno raccontata. Molte donne l’hanno abitata e non erano solo prede da riscattare, ma regine, guerriere, sacerdotesse. Potenti, e sagge. La loro voce si è indebolita nei secoli, soffocata dal clangore delle armi e dai gridi di guerra maschili.
Eppure c’è una voce che deve essere ancora ascoltata, una voce che da sempre è stata condannata a non essere creduta.
È quella di Cassandra. Nata da Ecuba e Priamo, fin dalla nascita è destinata a essere molto più di una principessa. Prima ancora che sua madre la mandasse a vivere tra le Amazzoni, viene scelta dal dio del Sole, Apollo, come sua sacerdotessa e da lui riceve il dono della Vista.
Ma quando profetizza la sanguinosa guerra tra Achei e Troiani che porterà alla distruzione della sua città, quando annuncia che la collera degli dei sta per abbattersi su tutti loro, nessuno l’ascolta, nessuno prende sul serio i suoi avvertimenti su una donna bellissima che porterà con sé indicibili sciagure.






