Il ballo delle pazze – di Victoria Mas

Il ballo delle pazze – di Victoria Mas

Il ballo delle pazze – di Victoria Mas

Recensione di Paola Treuil ballo pazze

Il ballo delle pazze è il romanzo d’esordio di Victoria Mas, sceneggiatrice francese, pubblicato nel 2019, vincitore di numerosi premi e adattato per il cinema nel settembre scorso.

La Salpêtrière di Parigi era un luogo in cui si entrava ma dal quale non si usciva più.

Ospedale psichiatrico (si legga manicomio) del XIII arrondissement, sorto nel 1656 su editto reale per accogliere mendicanti, vagabondi, prostitute, malati di mente e tutti coloro che la società riteneva indesiderabili, che non sapeva e non voleva gestire, compresa la categoria detta delle femmes débauchées, le ragazze perdute, le “traviate”.

Verso la fine dell’Ottocento, epoca in cui è ambientato il romanzo Il ballo delle pazze, la sua fama in Europa era enorme, grazie anche all’illustre figura del dottor Jean-Martin Charcot, direttore dell’ospedale (uno dei maestri di Freud), che stava facendo enormi progressi nella conoscenza della mente umana.

Catene e percosse avevano lasciato il passo alla sperimentazione, sovente condotta di fronte a un nutrito e curioso pubblico, esclusivamente maschile.

I metodi discutibili di cura, tra cui l’ipnosi, erano incuranti dell’emotività delle pazienti e più di una volta provocavano danni fisici irreversibili.

Alienate, pazze, isteriche (parola la cui etimologia dal greco hysterkòs, riconducedirettamente all’utero). Questa era la diagnosi delle donne che venivano rinchiuse alla Salpêtrière.

Lo erano davvero? Qualcuna sì, ma molto spesso erano solamente donne ritenute scomode, indipendenti, anticonformiste, dalla mente aperta e curiosa, abbandonate e dimenticate nell’istituto da padri, mariti, fratelli.

Dietro loro si nascondeva un dolore profondo, una perdita, un trauma.

La Salpêtrière è un deposito per tutte quelle che disturbano l’ordine costituito, un manicomio per tutte quelle la cui sensibilità non corrisponde alle aspettative, una prigione per donne colpevoli di avere un’opinione.

” Donne sgradite e ingestibili”; dunque, da una società prettamente maschile e maschilista.

Geneviève non sa più quanti uomini abbia visto sedersi su quella sedia: operai, fiorai, professori, farmacisti, commercianti, parenti, fratelli, mariti… Senza la loro iniziativa probabilmente la Salpêtrière non sarebbe così popolata.

Certo, è capitato che donne abbiano portato altre donne, non tanto le madri quanto le matrigne o le zie, ma la maggior parte delle alienate è stata scaricata lì da uomini di cui le poverette portavano il cognome.

È la sorte peggiore: senza marito e senza padre non hanno più sostegno, alla loro esistenza non è accordata la più minima considerazione.

Erano vittime delle scelte degli uomini. Gli uomini potevano tutto, le donne no.

Con il suo libro Il ballo delle pazze l’autrice ci accompagna all’interno delle mura dell’ospedale, tra i lunghi corridoi e gli enormi dormitori, in cui assistiamo ai vari momenti di vita dell’internate, commuovendoci e provando rabbia, molta rabbia. Incontriamo donne di tutte le età, dai tredici ai sessantacinque anni, mentre vagano per le sale senza molto da fare, costantemente sorvegliate, costrette a subire visite mediche invasive, osservate e derise dai medici e dagli infermieri.

Ogni tanto è concessa loro unapasseggiata nel parco, ma niente di più, escluse da qualsiasi contatto con l’esterno.
Insomma, una non vita, un’esistenza silenziosa, condannate alla noia, private della libertà sul proprio corpo e sulla propria mente.

Perdono gradualmente il contatto con La realtà, finendo con il diventare, anche le più sane e forti, quelle alienate che i loro familiari hanno loro accusato di essere.

Viene da chiedersi se l’internamento, più che la cura, non sia la causa della follia.

Conosciamo alcune delle protagoniste di questo mondo: Thérèse, la più anziana delle ospiti, ex prostituta, più saggia che pazza; Louise di sedici anni, violentata, ancora bambina, dallo zio e incolpata per l’abuso subito; Eugénie, dotata di grande intelligenza e sensibilità, in difficile rapporto con l’autoritario padre; infine, Geneviève, la rigida capo infermiera, che crede ciecamente nel progresso della scienza.

Convinzione che vedremo però crollare, come tessera di un domino, a seguito della scoperta di nuove verità. È affascinante l’evoluzione di questo personaggio, che la Mas magistralmente delinea e che porta a un finale inaspettato.

C’è un evento che una volta all’anno spezza questa monotonia, un appuntamento Mondano, quando la Parigi benestante è invitata a partecipare al ballo in costume di mezza Quaresima (che dà il titolo al romanzo).

È l’occasione per le persone normali di entrare in quello che ormai è un luogo mitico, e ammirare, con morbosa curiosità, come bestioline dello zoo, le pazienti mentre danzano, non aspettando altro che di vedere un attacco isterico, la vera attrazione.

“In quella gente spaventata dalla minima eccentricità, pensare alle alienate eccita il desiderio e alimenta i timori.

Sono affascinati e inorriditi dalle pazze.

Resteranno però deluse, perché la gente cerca un difetto, una tara […], ma nel complesso le alienate offrono un sorprendente spettacolo di grazia […], tanto che se qualcuno entrasse nella sala senza conoscerne il contesto prenderebbe per pazzi ed eccentrici tutti quelli che si suppone non lo siano.”

Un paradosso che mette in evidenza la follia collettiva che le ha imprigionate lì dentro.
Victoria Mas ci ha regalato un bel romanzo storico, che con una narrazione avvincente fa luce su una parte di storia femminile e sul ruolo della donna nel XIX secolo, relegata a essere esclusivamente moglie e madre, qualsiasi altro desiderio da parte sua non è compreso tantomeno accettato.

Le alienate sono tali perché gli uomini hanno deciso così. Spunti di riflessione utili anche per il presente, in cui la battaglia per riconoscere pieni ed eguali diritti alle donne non può certo dirsi vinta.
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Sinossi

Parigi, 1885.

A fine Ottocento l’ospedale della Salpêtrière è né più né meno che un manicomio femminile. Certo, le internate non sono più tenute in catene come nel Seicento, vengono chiamate “isteriche” e curate con l’ipnosi dall’illustre dottor Charcot, ma sono comunque strettamente sorvegliate, tagliate fuori da ogni contatto con l’esterno e sottoposte a esperimenti azzardati e impietosi.

Alla Salpêtrière si entra e non si esce. In realtà buona parte delle cosiddette alienate sono donne scomode, rifiutate, che le loro famiglie abbandonano in ospedale per sbarazzarsene.

Alla Salpêtrière si incontrano: Louise, adolescente figlia del popolo, finita lì in seguito a terribili vicissitudini che hanno sconvolto la sua giovane vita; Eugénie, signorina di buona famiglia allontanata dai suoi perché troppo bizzarra e anticonformista; Geneviève, la capoinfermiera rigida e severa, convinta della superiorità della scienza su tutto.

E poi c’è Thérèse, la decana delle internate, molto più saggia che pazza, una specie di madre per le più giovani. Benché molto diverse, tutte hanno chiara una cosa: la loro sorte è stata decisa dagli uomini, dallo strapotere che gli uomini hanno sulle donne.

A sconvolgere e trasformare la loro vita sarà il ballo delle pazze, ossia il ballo mascherato che si tiene ogni anno alla Salpêtrière e a cui viene invitata la crème di Parigi. In quell’occasione, mascherarsi farà cadere le maschere…

Titolo: Il ballo delle pazze
Autore: Victoria Mas
Edizione: E/O, 2019

 

 

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