Maria Giudice di Maria Rosa Cutrufelli

Recensione di Veronica Sicari

maria giudice

Maria Giudice è una biografia scritta da Maria Rosa Cutrufelli, edita da Giulio Perrone editore nel gennaio 2022.

Si cosa tratta Maria Giudice?

Maria Rosa Cutrufelli consegna finalmente alle stampe la storia di una donna straordinaria, Maria Giudice, da troppo tempo sepolta ed esclusa dai dibattiti culturali e sociali italiani.
Conosciuta per lo più in quanto madre dell’autrice catanese Goliarda Sapienza, Maria Giudice fu importantissima esponente del socialismo italiano, così come si evince dallo stesso sottotitolo alla biografia.
È infatti definita “leonessa del socialismo”, per la forza felina con la quale riuscì ad affermare sé stessa e i propri ideali, in un mondo nel quale, allora più di adesso, le donne erano relegate al ruolo ancillare di angeli del focolare.
L’autrice sceglie di raccontare l’esperienza di vita di Giudice in modo molto intimo, oltre cheminedito: la sua narrazione trae le mosse da una cena del suo gruppo di scrittura, del quale faceva parte Goliarda Sapienza, che di Cutrufelli era amica e stimolo alla scrittura.
E Sapienza appare spesso tra le pagine che narrano la storia della madre, in ricordi personali della stessa autrice.

Maria Giudice fu donna fuori dal comune: la possibilità di studiare, di acquisire il titolo di maestra fu di certo concessa dalla libertà di vedute della famiglia di origine; ma la passione politica e l’impegno personale nel farsi largo in un mondo dominato dagli uomini, per far prevalere la sua visione del socialismo, dell’egalitarismo fu invece un merito assolutamente personale.
Sedotta dalle teorie socialiste, la sua passione politica trovò spazio innanzitutto nella scrittura: Giudice non fu scrittrice, ma giornalista.

Scrisse per tante, diverse testate giornalistiche dell’epoca, nelle quali poneva all’attenzione di un pubblico femminile le questioni della tutela dei lavoratori.
A poco a poco, trovata la propria voce, decise di affiancare alla carta stampata l’esperienza dei comizi e delle piazze, divenendo ben presto oratrice di prim’ordine, benvoluta e acclamata dai lavoratori.

Il fervente attivismo attirò gradualmente l’attenzione delle Prefetture: ed è proprio ripercorrendo i verbali dei vari arresti e i resoconti sulla sua asserita attività di sedizione, che è possibile ripercorrere la sua storia.
Una storia che non è soltanto la narrazione della vita di una donna, ma di un’intera epoca, densa di epocali fermenti, di ingiustizie, diritti spesso negati e talvolta riconosciuti, e la progressiva nonché funesta ascesa del fascismo, delle violenze squadriste, della perdita della libertà di parola.

Maria Giudice conobbe Benito Mussolini quando questo, ancora socialista, fu esule in Svizzera, ospite – come lei – di Angelica Balanoff, figura politica di spicco per quegli anni per tutti coloro che furono costretti a lasciare l’Italia.

Tra i due, Maria e il futuro Duce, i rapporti non furono mai di stima reciproca; lo stesso Mussolini, qualche anno più tardi al loro primo incontro, fornì informazioni contraddittorie e volutamente negative sulla mancanza di “moralità” di Giudice, concorrendo alla sua esclusione dall’attività di insegnamento.
Del resto, la vita e gli ideali della donna si muovevano su binari paralleli ed opposti a quelli del futuro dittatore: la sua vita ne fu l’incarnazione.

Scelse consapevolmente di non sposarsi: se l’avesse fatto, in base alla legislazione dell’epoca, sarebbe rimasta imbrigliata nell’autorità del marito, non più libera di vivere la propria vita.
Per Maria anche la libertà di muoversi liberamente era un modo per apprendere, entrando in contatto con realtà diverse dalla propria.
Conoscere il mondo per apprendere sé stessa. Per ritrovarsi e definirsi.
Le sue unioni sentimentali furono caratterizzate dalla comunione di ideali e battaglie, e finirono quando gli uomini che le stavano accanto tradirono il patto di fedeltà. Non quella maritale, tra un uomo e una donna, ma quello di due animi, due ingegni uniti dalla medesima visione del mondo, dalla stessa visione.
Carlo Civaldi, il suo primo compagno, che decise di arruolarsi durante la prima guerra mondiale, rinnegandola, e perdendo la vita in battaglia; Peppino Sapienza, il secondo, l’avvocato dei poveri, il padre di Goliarda. Un uomo pieno di luci accecanti ed altrettanto profonde ombre.

Conobbe l’amore Maria, ma rimase sempre padrona della propria vita.

La ritrosia nei confronti dell’istituzione matrimoniale non le impedì di sperimentare un fortissimo istinto materno, che la portò a mettere al mondo ben sette figli.
Conobbe e visse l’amicizia e la sorellanza femminile, e pur rifiutando il femminismo, si batté sempre per il riconoscimento dei diritti delle donne, per l’estensione del diritto al voto.

Perché leggere Maria Giudice?

Nella sua battaglia per l’emancipazione femminile e il pieno riconoscimento di diritti civili e politici non mostrò mai esitazioni, nemmeno quando si trattò di contrapporsi, anche in modo piuttosto fermo, ai suoi stessi compagni di partito.
Fu in grado di scorgere in maniera chiara la componente patriarcale che permeava la società nella sua interezza, e si spese tantissimo per permettere alle donne di comprendere, non soltanto di prender parte attivamente, alla lotta politica.

Maria Rosa Cutrufelli con questa biografia ha dipinto un quadro molto preciso di una donna che meriterebbe maggiore considerazione nelle pagine della nostra storia, anche più recente. Il suo impegno politico, la lotta per l’emancipazione e l’antifascismo militante dovrebbero divenire patrimonio comune.

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Sinossi

Chi era Maria Giudice? Per molte è semplicemente la madre di una scrittrice, Goliarda Sapienza.

Capita purtroppo che le donne vengano schiacciate e compresse dentro un ruolo prestabilito, nonostante siano protagoniste della storia del loro tempo. Come Maria Giudice, per l’appunto, una delle figure più significative del socialismo umanitario; del primo Novecento.

Fu la prima donna a capo della Camera del Lavoro di Torino, direttrice di giornali, dirigente del partito socialista.
Conobbe l’esilio e la galera per motivi politici, prima e dopo l’avvento del fascismo. Conobbe anche diverse cliniche per malattie mentali. Ebbe dieci figli e un rapporto complicato con la maternità.

Basta seguire i fili della sua vita per ricostruire gran parte della storia del Novecento.

Ma questo libro non è solo il racconto del secolo breve visto attraverso gli occhi di una donna irriducibile, è anche, per Maria Rosa Cutrufelli, un atto di riconoscenza personale nei confronti di Maria Giudice e, insieme, un atto d’amore per un’amica perduta: l’ultima figlia di Maria, Goliarda Sapienza.

Cosa significa oggi cercare le tracce di Bachmann a Berlino, la città che conserva l’impronta della divisione, e indagarla attraverso la scissione dell’io della scrittrice che nella sua autobiografia onirica si sdoppia, anzi si fa in tre, come la psiche della teoria freudiana, incarnando un intero
triangolo di amore e distruzione?

Titolo: Maria Giudice
Autore: Maria Rosa Cutrufelli
Edzione; Giulio Perrone, 2022