Il corpo in cui sono nata di Guadalupe Nettel
Voce al corpo
Recensione di Sara Durantini
Il corpo in cui sono nata è un romanzo di Guadalupe Nettel riedito da La nuova Frontiera nel 2022.
“Ho sempre voluto, ho sempre voluto ritornare al corpo in cui sono nato.”
Fernanda Pivano traduce gli ultimi versi di Song di Allen Ginsberg ora riportati in esergo al libro di Guadalupe Nettel.
Chissà se ce lo ricordiamo il corpo in cui siamo nati, se in fondo la tensione del quotidiano, quella che ci fa stare col fiato sospeso tutti i giorni della nostra vita, si possa risolvere nel ritorno, bramato, al proprio corpo, quel tiepido corpo che brilla al buio e di cui Ginsberg racconta con struggente trasporto.
Di cosa tratta Il corpo in cui sono nata?
Il corpo in cui sono nata è, come ha ammesso la stessa autrice,
“un romanzo autobiografico, un libro di memorie. Ciò che vi racconto è vero, supponendo che la verità esista davvero”.
Tutto ha inizio con un cerotto a coprire l’occhio sinistro dove si trova un neo bianco al centro della pupilla.
Nel Messico degli anni Settanta il trapianto di cornea non si esegue sui bambini.
L’attesa è l’unica soluzione e con essa un cerotto e tanti esercizi oculari. Per gran parte della giornata il mondo circostante appare offuscato, sagome talvolta difficilmente identificabili, colori sfumati.
La difficoltà di leggere il mondo esterno si accompagna ad una maggiore difficoltà di capire se stessi. Ma la vista non è tutto. Correggere i difetti sembra essere la preoccupazione principale dei genitori. E così in concomitanza degli occhi, è la volta della postura.
“Scarafaggio, raddrizza le spalle!”
le rimprovera la madre.
Non può vedere in modo nitido ma può fare esperienza del mondo.
Guadalupe Nettel racconta della sua famiglia e delle idee progressiste della fine degli anni Settanta che spronano i genitori ad una educazione fuori dagli schemi.
L’iscrizione in un istituto Montessori rappresenta il momento meno eccentrico della sua infanzia. Ciò su cui insistono i genitori è di non mentire ad entrambi i figli soprattutto su questioni come l’inutilità della religione, l’esistenza di Babbo Natale e come vengono al mondo i bambini.
Quest’ultimo aspetto viene trattato senza riserve, ricorrendo al dialogo aperto e di frequente a racconti allegorici (come la rivisitazione materna della favola La bella addormentata che introduce il concetto di ciclo mestruale).
Se queste rivisitazioni risultano, talvolta, nebulose non è così per alcune suggestioni scoperte dal contatto con il proprio corpo, come il gioco di scendere a gran velocità sul mancorrente delle scale di ferro.
Una piacevole sensazione, quasi un solletico, che dall’inguine pervade tutto il corpo. Quando più tardi lo dirà alla madre, la stessa verrà invitata a provare questa piacevole sensazione nella sua camera da letto.
La scrittrice rivolgendosi ad una silenziosa interlocutrice, la dottoressa Sazlavski, continua nella narrazione della storia della sua infanzia, alternando il racconto personale a quello collettivo.
E così alla vigilia della crisi che attraverserà di lì a pochi anni il Messico, nel periodo di massimo splendore della libertà sessuale, accadono, uno dopo l’altro, eventi che lasceranno il segno sulla sua persona: la separazione dei genitori, la sua breve permanenza in una comune al seguito di una madre in preda a continui attacchi di depressione, il trasferimento e la successiva educazione sentimentale nel sud della Francia, l’arresto del padre e gli anni in carcere, la convivenza con la nonna bigotta.
In questo periodo cupo e confuso, Nettel trasporta il peso del mondo, come scriveva Ginsberg nei versi riportati in esergo al libro.
Il peso è amore, si affaccia dal cuore ardente di purezza – perché il fardello della vita è amore. Si rifugia nei libri. Legge i racconti di Stevenson e di Poe. Legge Le metamorfosi di Kafka.
“In nessun punto della narrazione si dice chiaramente quale insetto fosse Gregor Samsa, ma io capii subito che si trattava di uno scarafaggio. Lui si era trasformato mentre io lo ero per decreto materno, se non dalla nascita”.
All’identificazione con gli insetti seguono le visioni.
Nella sua scarpa trova «un bruco peloso di un verde chiaro e brillante» che resiste ai suoi attacchi. La nonna e gli altri componenti della famiglia non le crederanno ma lei continuerà a vedere il bruco, così come altri insetti, nelle ore e nei giorni seguenti.
Dubiterà della sua sanità mentale e dell’amore di coloro che la circondano. Può contare solo su se stessa.
Perché leggere Il corpo in cui sono nata?
Da sola o accompagnata dalla sua famiglia, Guadalupe Nettel decide di abitare il corpo in cui era nata, con tutte le sue particolarità.
“In fin dei conti, era l’unica cosa che mi apparteneva e che mi vincolava in modo tangibile al mondo, e insieme mi consentiva di distinguermene.”
Decide di affacciarsi alla vita con fare scanzonato e trasognato. Il suo racconto non è intriso di rabbia ma lascia un vago sentore di amarezza per quello che non è stato e avrebbe potuto essere consapevole che anche la sua storia e quella della sua famiglia è una storia d’amore e di incontri mancati.
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Sinossi
“Mi identificavo completamente nel personaggio della Metamorfosi, che aveva una storia simile alla mia.
Anch’io una mattina mi ero svegliata con una vita diversa, un corpo diverso, senza sapere fino in fondo in che cosa mi fossi trasformata. In nessun punto della narrazione si dice chiaramente quale insetto fosse Gregor Samsa, ma io capii quasi subito che si trattava di uno scarafaggio.
Lui si era trasformato mentre io lo ero per decreto materno, se non dalla nascita.”
Una donna si confronta con la sua infanzia segnata da un problema alla nascita: un neo bianco sulla cornea che l’ha costretta a portare per anni un grosso cerotto sull’occhio sinistro.
La bambina, immersa in un universo fatto di suoni nitidi e di immagini sbiadite, sviluppa fin da piccolissima un profondo senso di estraneità nei confronti del mondo che la circonda.
Sullo sfondo, il Messico degli anni Settanta, la scuola Montessori, i figli degli esuli politici e i suoi genitori in una relazione aperta. Ma poi, con gli anni Ottanta, tutto viene spazzato via: la famiglia si disgrega, il padre sparisce e la madre vola in Francia per proseguire gli studi lasciando la giovane protagonista, e il fratello, a casa di una nonna un po’ bigotta.







