Il lupo non veste indaco
di Maria Antonietta Macciocu e Ernesto Torta
recensione a cura di Anna Fresu

Il lupo non veste indaco è un romanzo di Maria Antonietta Macciocu e Ernesto Torta edito da Golem nel 2026.
O -dovrei dire – di Cioccu e Erni Pizza?
Sì, perché i nostri due autori, quali novelli Hitchcock, appaiono fra le pagine del romanzo in una sorta di cameo in cui, malgrado la “storpiatura” del nome, sono riconoscibilissimi. E con loro altri personaggi attinti dalla vita reale del famigerato duo dell’Asse Torino-Jesi.
Il romanzo, secondo della trilogia iniziata con Come lupo nella pioggia, è un Noir e anche un Thriller, dal clima inquietante e apocalittico, smorzato a tratti dall’ironia o da un velo di nostalgia.
“Mala tempora currunt” -e ne siamo tutti (?) coscienti e spaventati.
C’è chi cerca di trarne vantaggio per imporre nuovi regimi e ideologie, ancora più tenebrosi di quelle in cui ci muoviamo; chi ne approfitta per incrementare potere e ricchezza personali; chi mente e manovra dietro le quinte; chi si sente smarrito e accelera la caduta; chi si nasconde dietro una maschera di falsa bontà e condiscendenza.
Perché, come nella morale finale della fiaba di Perrault:
“Qui si vede che i bambini (e non solo)…… han torto di ascoltare persone non fidate. C’è sempre il lupo che se le può mangiare. Dico il lupo perché non tutti i lupi son d’una specie, e ben ve n’è di astuti che in silenzio, e dolciastri, e compiacenti, inseguon le (gli) imprudenti fin nelle case. Ahimè, son proprio questi i lupi più insidiosi e più funesti”.
Ma c’è anche chi guarda il mondo con innocenza e empatia; chi ancora alimenta una scintilla di speranza; chi crede ancora nell’amore o, almeno ci prova.
E ci sono attori improvvisati, votati a una brutta fine, badanti devote che ottengono la giusta riconoscenza, madri che si fanno in quattro per dare dignità e sopravvivenza ai loro figli, giornalisti in pensione che non demordono, fascinose avvocate che per amore e volontà provano ad addentrarsi nei misteri della Dark Web, poliziotti/carabinieri inetti o disposti a cercare la verità, “delinquenti” con un profondo senso di lealtà e di una loro giustizia, ragazze che credono nella redenzione dell’amato, comunità vecchie e nuove che si isolano o si mescolano, gatti più che assistenti magici santi protettori, bambini da proteggere seppur iperdotati capaci di ascoltare sensi e segnali…
E poi c’è Jesi, con le sue strade, i suoi bar, la sua cucina, quel sentimento godereccio di tanta provincia italiana, con i suoi animatori/poeti/musicisti/ teatranti sgualciti; c’è una città che cambia, c’è il degrado che avanza e l’ottimismo della volontà che tutto -forse- può cambiare.
C’è Torino. Sintetizzata nell’appartamento accogliente e nostalgico, perbene e trasgressivo, di una “vecchia signora indegna” di brechtiana memoria, scrittrice e sarda per giunta, arguta e vivace, immigrata e disponibile alle varianti del nostro tempo.
Maria Antonietta Maccioccu e Ernesto Torta hanno fatto centro anche questa volta e non ci resta, quindi, che aspettare il terzo volume di questa trilogia.
La suspense continua…
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Sinossi
Quando Bellicapelli, un ragazzino indaco, raccoglie per strada una semplice scatolina di latta, non può immaginare di avere tra le mani uno strumento di morte.
Sfuggita a Zeno Cardinale, detto Il Felpa, la scatolina diventa il centro di una caccia spietata: per il ragazzo, ogni angolo può trasformarsi in una trappola. A proteggerlo intervengono tre figure tenaci e appassionate: lo zingaro Nicu, il giornalista Gianni Filo e l’avvocata Loretta Cinzi.
Tra Jesi e Torino, i tre si trovano a fronteggiare lupi senza volto, un’organizzazione segreta pronta a sconvolgere gli equilibri dell’Italia intera.
Nel frattempo, un misterioso reclutatore adesca giovani killer nel Dark web; persone sane vengono stroncate da inspiegabili infarti fulminanti; viene alla luce una criptica lista di nomi.






