Divina Mania di Giovanna Pandolfelli
Voce alle Donne
Recensione di Emma Fenu
Divina Mania è un romanzo di Giovanna Pandolfelli edito da Gli Scrittori della Porta Accanto nel 2024.
Di cosa tratta Divina Mania?
Palermo, anni ’60.
Una bambina gioca in un giardino, coglie i fiori, immerge nell’acqua la sua bambola, Susanna.
Ma non è una villa, è un luogo in cui il mondo si rovescia, le lancette degli orologi si fermano, Mago Merlino crea pozioni, gli adulti sono come i bambini e i bambini come gli adulti e tutti si confondono per la stessa divisa bigia.
Giù nel pozzo, sotto il perbenismo.
Attraverso lo specchio, oltre le regole ritenute arbitrariamente normali.
Va avanti, Alice.
Oltre la scuola, le maestre, le suore, i centrini, i fiori sull’altare, i compiti, le divise stirate e gli insegnamenti per diventare una moglie e madre per bene.
Va avanti, Alice.
C’è un cappellaio matto con una vanga, una lepre con un occhio storto, una regina di cuori che non volle essere pia, mai, e persino uno stregatto.
E tu li capisci tutti, nei loro idiomi confusi dalle voci che rimbombano nelle teste, nei gesti ripetuti, in quelli eccezionali, nei loro infiniti non compleanni, quelli in cui non si cresce, ma si vive sempre uguali, finché si muore.
Sei la nipote della Direttrice e lo sai che lei i suoi ospiti li rispetta, vuole per loro dignità, possibilità di cura, integrazione, affetto.
Sono i matti, tutti figli delle loro storie di abbandono, violenza, traumi, drammi, ribellioni. Sono tutti condannati a fine pena mai, ma il loro è solo il purgatorio, perché l’inferno sta fuori, nel mpondo dei sani.
Il paradiso esiste e si parcellizza in attimi: una cena di Natale, uno spettacolo a teatro, un vestito elegante. Attenzione, però, è l’Eden e dura poco, perché basta un morso di mela per tornare indietro e trovare Dio in un uomo. Dio è l’ultimo, il reietto. Quello assiso in croce.
Perché leggere Divina Mania?
Giovanna Pandolfelli affronta il tema della malattia mentale e delle condizioni terrificanti dei manicomi, prima della legge Basaglia, con delicatezza e poesia, attraverso gli occhi di una bambina e le lettere di una nonna, di una direttrice pionieristica, di una donna.
In un intreccio di storie e di vite, in un carteggio di lettere ingiallite, si alza l’inno ala Divina Mania, la dea che protegge gli ultimi che saranno sempre gli ultimi, perché i primi non sono da lei benedetti.
Un romanzo in cui si fondono vero e verosimile, romanzo storico e epistolare, documenti e fantasia narrativa, poesia e condanna sociale, riflessione introspettiva e ricerca di verità.
Ci sono voci che esistono per alcuni e voci vere, di uomini e soprattutto donne condannati al silenzio, all’oblio, alla reclusione.
Va avanti, Alice.
Corri, segui il coniglio, finché, finalmente, arriverai all’appuntamento con la tua storia.
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Sinossi
Normalità e follia si fondono e si confondono, trovando spazio nella memoria di una bambina cresciuta all’ombra di una nonna speciale, a contatto con la sofferenza.
Da qui si dipana una trama di memorie e scoperte: dal vivaio dove Vito coltiva piante e frammenti del suo passato, fino ai corridoi della clinica, dove ogni volto racconta una storia di solitudine e speranza, come quella di Teresa, Germano, Ada e Carmela.
Liberamente ispirato a una vicenda reale, il romanzo conduce nei meandri di una storia individuale e collettiva, ripercorrendo alcuni tratti della vita e della società degli anni Sessanta, alle soglie della promulgazione della legge Basaglia.
Divina Mania è un viaggio delicato e potente nel cuore di un’umanità fragile, un inno alla capacità di guarire e unire, un omaggio alle voci che, seppur perdute, non smettono mai di raccontare la loro storia di emarginazione e isolamento che rendono l’ospedale psichiatrico un non-luogo, specchio di una realtà altra, una prospettiva rovesciata da cui guardare quel mondo considerato “normale”.
«La regola che valeva all’interno delle mura, che da allora presi a chiamare ospedale e non più manicomio, non era valida al di fuori, così come accadeva per molte altre regole. Quel luogo incantato era una riproduzione del mondo alla rovescia: ciò che fuori era normale non lo era dentro, e viceversa.Oggi, col senno di poi, avrei voluto che mia nonna mi insegnasse a non dire mai “normale” poiché nella vita ho dovuto apprendere che la norma è sempre rispetto a qualcos’altro stabilito dagli stessi uomini, a volte intesi come umanità, a volte intesi come genere, biologicamente parlando.»







