M. A. Macciocu e E. Torta, autori de Il lupo non veste indaco
Voce alle Donne
Intervista a cura di Emma Fenu

Maria Antonietta Macciocu e Ernesto Torta sono una coppia affiatata di scrittori capaci di scrivere magnificamente anche a quattro mani, mostrando, nei loro noir, un’anima dimidiata e mai priva di ombre e luci, così come sono i protagonisti e le loro storie, in bilico fra bene e male, ardore e timore, verità e menzogna, brutalità o compassione.
Il loro ultimo libro, appena uscito per Golem e intitolato Il Lupo non veste indaco, è una grandiosa opportunità per riflettere, nel salotto di Cultura al Femminile, con due autori d’eccellenza, di letteratura e società, ma anche del bellum intestinum che squarcia ogni vicenda, ogni cuore, ogni gesto.
Benvenuti Maria Antonietta e Ernesto.
Cosa fa più paura ai lettori? E cosa a voi che la scandagliate questa paura?
Maria Antonietta
Grazie Emma per l’invito.
4I lettori hanno paura del vuoto in cui una storia li introduce, della sospensione in cui li precipita l’indecifrabilità dei fatti, entrano in ansia per paura che la soluzione dei misteri non sia soddisfacente.
Hanno timore di trovarsi nelle necessità di guardarsi dentro, scoprendo lati spiacevoli della loro personalità e della società che sono costretti a guardare in faccia.
Tutte paure che abbiamo anche io ed Ernesto mentre mettiamo su un noir. Non abbiamo mai la trama definita, accompagniamo fatti e personaggi man mano, spesso rimaniamo spiazzati dalle scoperte che traduciamo in parole.

Ernesto
Ciao Emma, felice di essere qui.
Ai lettori spaventa la suspense che è il motivo per cui, affrontandola nella lettura, li tiene incollati alla pagina. Ciò che viene dopo è la molla.
Per noi credo sia l’ignoranza e l’arroganza del potere che genera mostri.
Per questo usiamo il Noir come strumento di crescita e di consapevolezza, perché nessuno può ergersi a salvatore da solo. La conoscenza è l’antidoto e la denuncia è fondamentale.
Il vostro lupo è l’elemento bestiale e istintivo dell’essere umano e di un branco o l’ombra di ciascuno?
Maria Antonietta
Tutti e due e anche di più.
Per me il lupo è un animale non necessariamente feroce ma imprevedibile, che può essere innocuo ma anche pericoloso e violento, quando cede all’istinto primordiale di difesa. Dipende dalle circostanze.
Si nasconde dentro di noi sotto forma di ombra in senso lato e specifico, come pericolo indistinto e subdolo proveniente dall’esterno, e come specchio del nostro essere più inconscio e incontrollato.
Ernesto
Il Lupo è metafora ambivalente, essendo in cima alla catena alimentare e al tempo stesso decisivo per l’umanità.
Nella trilogia puoi trovarlo in ogni personaggio. Al detto “Homo Homini Lupus” si associa “In bocca al Lupo “, ma in questo caso come “Viva il Lupo”.
Quindi il Lupo è insito in uomini e donne. Va gestito.
L’ombra è così importante da aver dato il titolo al primo libro, “Come Lupo nella Pioggia”. Ne avverti la presenza ma non sei in grado di vederla.
Anche quest’opera manifesta un impegno sociale e una condanna del male banale?
Maria Antonietta
Più dell’altra. Se nel primo libro il male era rappresentato dalla smania di potere e vendetta, facilmente riconoscibile perché attinente alla natura umana, manifesto e latente in quasi tutti i personaggi, in questo secondo il campo si allarga, diventando la chiave per entrare nel bui in una società oscura e inquietante, piena di distorsioni sociali e tecnologiche da cui ci sentiamo indifesi.
Un male stratificato e problematico che tutto pregna e trascina, senza apparente via d’uscita.
Ernesto
Chi pensa alla Banalità del Male è spesso fuori strada.
Il Male è complesso e ha molti alleati, perciò diventa difficilissimo catalogarlo e riconoscerlo.
Il Sociale è il motivo per cui i nostri libri sono Noir.
A noi interessano gli ultimi, gli invisibili, quelli che possono apparire strani e cattivi a cui non si dà ascolto, perché se lo facessimo ci accorgeremmo della importanza del diverso.
Lo siamo tutti e non lo sappiamo.
Oltre il colpo di scena, cosa dovrebbe attirare il lettore del vostro noir?
Maria Antonietta
Più che per colpi di scena il lettore dovrebbe essere coinvolto dalla particolarità di personaggi, oggetti e mezzi tecnologici che, interagendo tra loro, creano un mix umano e criminale ad alta tensione.
Ecco, è un libro di tensione continua, di atmosfere spiazzanti che sfiorano l’angoscia, con luci di umanità e un ritmo ambivalente che impedisce alla storia di perdere ogni barlume di speranza.
Ernesto
I nostri lettori dovrebbero rimanere affascinati dal ritmo e dalla musicalità del romanzo. Accorgersi che, dopo una piccola introduzione iniziale che serve a far conoscere i nuovi personaggi, si entra in un loop dove non ci sono orpelli e che sale senza mai perdere tensione fino all’ultima pagina.
Si ha quasi la sensazione di essere al cinema e di vedere le scene.
Quanto della cronaca attuale è di stimolo alla vostra storia?
Maria Antonietta
Per me tutto. Sono nata, cresciuta e invecchiata nella Storia intesa non solo come sequenza di fatti, ma come costume, cultura, idee, persone e situazioni sociali e politiche.
Ogni mio libro ne gronda, è il mare in cui navigo e vorrei far navigare. Il noir appena uscito, Il lupo non veste indaco è oscuro, ambiguo, zeppo di confusione come il momento storico in cui viviamo.
Qualcuno potrebbe sentirsi disturbato, ma non può sottrarsi ai tempi.
Ernesto
Mentre lo scrivevamo ci siamo accorti che siamo stati profetici rispetto alla situazione storica attuale. Avevamo la sensazione che ciò che sulla carta era un racconto nato da intuizioni e fantasie, in realtà diventava sempre più chiaramente nuova realtà da affrontare.
Quante vicende non conosciamo, quanto ci è tenuto nascosto, quanto siamo manipolabili! È soprattutto per questo che la conoscenza è l’unica via per affrontare la realtà.
Più conosciamo e più sappiamo difenderci.
Chi fra voi due è più “lupesco”?
Maria Antonietta
Lo siamo entrambi, anche se Ernesto lo dimostra meno, mimetizzando con leggerezza e furbizia il suo lato più scuro. Io sono più disposta ad affrontare l’ombra portandola alla luce, almeno per quel tanto che mi è concesso dall’inconscio.
Nella costruzione dei personaggi lui tende a farli agire, io a portarli nella tana del lupo. Questo permette più complete stratificazioni di scrittura e spero pure di lettura. Non ci sono personaggi lineari, neppure i bambini sono immuni da ambiguità.
Ernesto
Difficile dire chi sia più lupesco tra noi.
Diciamo che abbiano due modi diversi di esserlo, ma che si intrecciano bene nello scrivere.
Io posso affermare che ho sempre amato il Lupo come animale anche molto più del cane e mi sento anche Gatto, siamo animali socievoli, ma come il Lupo sappiamo attaccare e difenderci, tenendo alto il concetto di giustizia e comunità.
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Sinossi
Quando Bellicapelli, un ragazzino indaco, raccoglie per strada una semplice scatolina di latta, non può immaginare di avere tra le mani uno strumento di morte.
Sfuggita a Zeno Cardinale, detto Il Felpa, la scatolina diventa il centro di una caccia spietata: per il ragazzo, ogni angolo può trasformarsi in una trappola.
A proteggerlo intervengono tre figure tenaci e appassionate: lo zingaro Nicu, il giornalista Gianni Filo e l’avvocata Loretta Cinzi. Tra Jesi e Torino, i tre si trovano a fronteggiare lupi senza volto, un’organizzazione segreta pronta a sconvolgere gli equilibri dell’Italia intera.







