L’espressività di Johannes Brahms

L’espressività di Johannes Brahms

L’espressività di Johannes Brahms

Rubrica Musica Classica

a cura di Gianna Ferro

brahms

 

 

Johannes Brahms nacque ad Amburgo nel 1833. Figlio di un contrabbassista, a dieci anni già suonava il pianoforte in pubblico e a tredici si guadagnava da vivere in orchestrine del porto amburghese.

Studiò composizione e nel 1853 il violinista Reményi lo iniziò ad un giro di concerti. Conobbe il violinista Johachim e strinse amicizia con Liszt, ma importante fu per lui l’incontro con Clara e Robert Schumann a Dusseldorf.
Un articolo di quest’ultimo, che lo definì “come uno delle migliori promesse della giovane generazione”, attirò sul compositore ventenne l’attenzione del mondo musicale.
Con Schumann e con sua moglie Clara Wieck strinse una solida amicizia, divenuta più intima con Clara quando Schumann cadde preda dell’inguaribile malattia mentale che l’avrebbe portato alla morte.

 

L’aspirazione di filosofi, poeti e musicisti a una stretta fusione tra le arti, assai viva nel clima romantico, stava producendo frutti copiosi nella musica teatrale, sinfonica e pianistica.
Ma proprio nel momento in cui tale indirizzo trionfava si determinò un’inversione di tendenza e ci fu chi riaffermò il principio opposto: quello dell’autonomia e dell’indipendenza della musica dagli altri mezzi di espressione artistica.

Questa convinzione estetica fu propugnata dal critico musicale Eduard Hanslick, invece nella creazione musicale fu attuata da Johannes Brahms.

Eduard Hanslick (1825-1904), boemo di nascita, critico musicale e musicologo austriaco, ha vissuto e svolto la sua attività a Vienna per gran parte della sua vita.
Intorno alla metà dell’Ottocento, la sensibilità di Eduard Hanslick, maestro del “formalismo” musicale, fu animata dal bisogno di consegnare agli intenditori di musica uno studio estetico finalmente scientifico.
Il suo nome, infatti, è legato al saggio di estetica Vom Musikalisch-Schonenil “ Il Bello musicale” testo rivoluzionario che determinò lo spartiacque tra vecchia e nuova musicologia, che diede inizio all’estetica musicale moderna.

Ne “Il Bello Musicale” Hanslick sosteneva che lo scopo della musica non è quello di stimolare i sentimenti, che se l’estetica di un’arte è uguale a quella delle altre arti, la materia ne è differente; la musica, specialmente quella strumentale, non esprime sentimenti, reali o ideali, ma si svolge secondo principi e leggi proprie e autonome.

“La musica è forma sonora animata…” sosteneva, “…ciò che non riesce a manifestarsi, nella musica non esiste affatto, e ciò che si è manifestato ha cessato di essere pura intenzione…”

Tecnicamente, la musica può essere in grado di imitare fenomeni esteriori, ad es. il canto degli uccelli,  riproducendone il più fedelmente possibile timbro, intensità e ritmo. Di certo, invece, non potrà mai esprimere fenomeni interiori, quali sono i sentimenti, se non in alcuni loro particolari aspetti, ovvero quello “dinamico” e quello “simbolico”.

È direttamente l’idea musicale che germina nella mente di un compositore un motivo, che poi si svilupperà e si arricchirà nella stesura dell’opera. Oltre tale idea musicale non si può andare, come pretendono di fare invece certi studi, che risalgono alla situazione psicologica dell’autore al momento della composizione, immaginando che egli abbia compiuto la trasposizione dei suoi stati d’animo in rappresentazioni sonore.

È così possibile identificare la peculiarità della musica, in rapporto alle altre arti.
La pittura, la scultura, la letteratura trasfigurano un materiale proveniente dalla natura.
La musica crea, non si serve di alcun soggetto tratto dalla natura, perché per sua costituzione non può farlo.

L’influenza che Eduard Hanslick esercitò sul pensiero e sull’attività critica, della seconda metà del secolo, fu accresciuta e avvalorata dall’opera di Johannes Brahms.

Lasciata Düsseldorf, Brahms tornò nel 1856 ad Amburgo e lavorò alla corte di Detmold. Dopo aver cercato inutilmente di ottenere un posto di direttore stabile nella sua città, nel 1862 si stabilì a Vienna, dove per alcuni anni si dedicò alla direzione d’orchestra.
Fu qui che conobbe il grande critico musicale Hamslick e ne divenne da allora suo deciso sostenitore: indicò in Brahms l’antagonista della “musica avveniristica wagneriana” ascrivibile a quel filone neoromantico che intendeva trasferire nell’opera musicale i tratti letterari e collocava il fatto musicale all’interno di un programma che, affermando l’emancipazione rispetto al rigido impianto formale classico, ricercava una maggiore libertà espressiva.

Nei confronti dei “musicisti dell’avvenire” anche Brahms prese polemicamente posizione, firmando insieme con Joachim e altri un manifesto che suscitò non poco scalpore.

Ma la contrapposizione Wagner- Brahms può valere soltanto per caratterizzare due personalità radicalmente diverse, non per indicare nel primo il “progresso” e nel secondo la “reazione”.

Dal 1863 si dedicò completamente alle composizione, eleggendo a suo domicilio la capitale austriaca che trovava congeniale al suo spirito più delle nordiche città tedesche.
La sua dimora viennese fu interrotta solo per periodici viaggi e tournèe concertistiche in Germania e in Svizzera. Il suo primo viaggio in Italia nel 1878.
Negli ultimi anni di vita si chiuse maggiormente in se stesso e venne spesso colto da momenti di cupo pessimismo. Morì a Vienna nel 1897.

“Ci sono tante melodie che vagano nell’aria, che devo fare attenzione a non calpestarle.” Johannes Brahms

 

Le prime composizioni di Brahms furono destinate al pianoforte: le tre Sonate op. 1, op. 2, op. 5 rivelarono subito le grandi ambizioni formali e il carattere sinfonico tipico del suo pianismo, che presenta una scrittura massiccia e densa, ed esige un arduo anche se poco appariscente virtuosismo.
L’osservazione vale in modo evidente per la parte pianistica del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra op. 83, ma si può applicare anche alle Variazioni su un tema di Händel op. 24 (1861) e alle Variazioni su un tema di Paganini op. 35, che si discostano dalle consuetudini del tempo per il carattere meno brillante e per la maggiore indipendenza dal tema scelto, e costituiscono la fase centrale della produzione pianistica di Brahms.

L’ultima fase iniziò con i Klavierstücke op. 76 e le 2 Rapsodie op. 79 e proseguì con i pezzi delle op. 116, 117, 118 e 119.

Un aspetto minore del gusto di Brahms, che trovò proprio a Vienna l’ambiente congeniale, fu la propensione per le musiche amabili e leggere, per le canzoni popolari. A questo gusto si ricollegano i Valzer op. 39 , le Danze ungheresi per pianoforte a 4 mani e solo Orchestra e numerosi pezzi per quartetto vocale, tra cui i deliziosi Liebeslieder op. 52 e i Neue Liebeslieder op. 65 .

Ascolto – Brahms : Danza Ungherese n. 5 e 1 –Mitteleuropa Orchestra

Le Danze Ungheresi di Brahms rappresentano una forma di recupero della tradizione magiara : ai tempi di Brahms esisteva una sostanziale confusione dei termini “ungherese” e “zigano”, laddove quest’ultimo fa riferimento al patrimonio “nomade” della tradizione musicale magiara.

Brahms riadatta musiche zigane recuperando ritmi e melodie in una scrittura sostanzialmente brillante, con alternanza di momenti più tranquilli. Le Danze Ungheresi nascono per essere eseguite al pianoforte a quattro mani, Brahms stesso, poi, trascrive le prime 10 per pianoforte a due mani e la prima, la terza e la decima per orchestra.

Brahms si decise ad affrontare la forma sinfonica dopo dubbi, ripensamenti e numerose esperienze preparatorie, ma che gli consentì di affrontare contrasti di idee e di risolvere conflitti di temi e di sentimenti, e nell’amore per il canto popolare.
È difficile definire in poche parole la ricchezza del mondo poetico di ogni sinfonia, proprio per il carattere composito, ricco di chiaroscuri e sfumature. Si può comunque riscontrare nella 2a Sinfonia op. 73 un tono più lirico rispetto agli accenti drammatico-eroici che prevalgono nella 1a Sinfonia op. 68 e nella 3a Sinfonia op. 90.

Culmine del sinfonismo brahmsiano è la 4a Sinfonia op. 98 , in cui esigenze espressive e rigore costruttivo si fondono più compiutamente. E’ il capolavoro sinfonico di Brahms.

Ascolto – Brahms : Sinfonia n. 4 , Op 98

Brahms fu uno dei più importanti compositori di Lieder, che coltivò per l’intero corso della sua esistenza. Aveva innato il senso della forma vocale, la melodia sgorgava naturalmente sotto lo stimolo della poesia. I lieder rivelano un aspetto particolare dell’arte di Brahms, l’elegia, il fare confidenziale ed intimo. Molta influenza su di lui esercitò il canto popolare tedesco.

Johannes Brahms fu intimamente, costituzionalmente un romantico che cercò di evadere in un mondo di forme grandiose che non fu più il suo.
Impresse alla musica il segno di una personalità che per anni dominò l’evoluzione musicale, soprattutto in Germania. Brahms prese da Beethoven, portandolo agli sviluppi più straordinari, il principio dell’elaborazione tematica, intervenendo minuziosamente nelle cellule più minute, pienamente rispondente alle esigenze dell’espressione.
In questo egli fu molto più moderno di molti suoi contemporanei, anche dello stesso Wagner.

La sua produzione musicale è piena di di pagine in cui si rispecchia l’animo vibrante e sensibile di un uomo che amò mascherarsi nella veste del burbero solitario.

“Scrivere un’opera sarebbe per me altrettanto difficile che sposarmi. Ma, probabilmente, dopo la prima esperienza ne farei una seconda.” Johannes Brahms

 

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