Lo Stradivari 1715 di Annamaria Agazzi

Lo Stradivari 1715 di Annamaria Agazzi

Lo Stradivari 1715

Lo Stradivari 1715 di Annamaria Agazzi

Era una fredda mattina d’autunno inoltrato. La piccola piazza del Duomo e quel Torrazzo così alto, nella caratteristica città di Cremona, erano avvolti da quella corposa nebbia dove le goccioline di rugiada ti penetrano nel naso e persino negli occhi. Antonio desiderava solo bere un buon caffè caldo alla solita locanda, dove lo attendevano Luigi, il proprietario, che gli riservava sempre un caloroso sorriso e Anna, sua figlia, che tra un caffè e un cornetto dedicava sempre ad Antonio il dolce buongiorno.

Antonio non sapeva se essere innamorato di quel viso, forse un po’ pallido, bisognoso di un buffetto sulle guance, o di quegli occhi di un azzurro profondo che gli penetravano l’anima. Decise così, proprio quella mattina, che avrebbe approfondito quel quesito con Anna, invitandola in bottega, una sera, lontano da occhi indiscreti e protetti dai trucioli di abete e ebano, frutto del suo lavoro e dei suoi violini.

Antonio viveva di musica, di poesia, di armonia. Trascorreva le sue giornate in bottega a lavorare e attendeva trepidante i musicisti, ogni giorno, che sapevano trasformare quelle tavole d’acero, incollate con colla di pesce, in un fantastico mondo di note fluttuanti tra la terra e le stelle.

Organizzò tutto alla perfezione, anche se ai tempi, nel 1700, nulla esisteva se non la semplicità di una candela accesa, di un olio speziato messo a bruciare. Sperava così di incantare il cuore di Anna suonando, facendo uscire da quelle semplici “effe” incise sulla tavola del suo violino, da quella piccola anima, posizionata all’interno, quasi incastrata, per unire e far vibrare la cassa armonica, da quei trucioli a terra che tanto odoravano di legno, quella musica fantastica, audace e gentile, irrefrenabile e soave, quel brano musicale di Mozart, che tutti conoscono, dove le note al suo udire escono dallo spartito per volare scomposte in tutta la stanza, come bolle di sapone pronte a infrangersi al respiro di una donna.

Anna arrivò in bottega avvolta in uno scialle bianco che ben si confondeva con il colore delicato della sua pelle. Appariva timorosa, quasi spaventata, e si avvicinò ad Antonio di fretta, desiderosa di essere riscaldata dalle braccia del grande Maestro.

Nulla appariva verità ai suoi occhi, non si capacitava di trovarsi in bottega, con quella musica avvolgente che la confondeva, facendole girare la testa.

Anna si era innamorata da subito di quell’uomo giovane e ribelle, pronto a condividere con lei la passione della sua vita, i suoi violini, i suoi riccioli intagliati, le sue note rubate a una tastiera nera e una corda di midollo.

Quella sera, Anna e Antonio fecero l’amore come mai avrebbero dimenticato, consapevoli del grande amore travolgente per quella musica e per quello Stradivari 1715 che sprigionava le vibranti note del grande Maestro.

 

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