Intervista a Silvia Pillin, autrice de L’inventario delle mie stranezze

Intervista a Silvia Pillin, autrice de L’inventario delle mie stranezze

Intervista a Silvia Pillin, autrice de L’inventario delle mie stranezze

a cura di Cristina Casillo

l'inventario

 

Ho avuto il piacere di intervistare per Cultura al Femminile Silvia Pillin; il suo ultimo lavoro si intitola L’inventario delle mie stranezze.

L’estate sta per terminare, la riapertura delle scuole si avvicina e il profumo di carta  sembra più intenso entrando nelle cartolibrerie.

“Non vai pazza per New York in autunno? Mi fa venire voglia di un comprare quaderni e matite. Ti manderei un bouquet di matite ben temperate…”: è  la citazione di Tom Hanks in C’è post@ per te, un film non recente ma tra i preferiti da Silvia Pillin che aveva come idolo Meg Ryan, la protagonista femminile. Kathleen era titolare di un graziosissimo negozio di libri per bambin

Chissà se a Silvia Pillin il desiderio di occuparsi alla letteratura per ragazzi risale a quel periodo.

Benvenuta Silvia nel salotto di Cultura al Femminile.

Grazie Cristina, per me è un vero piacere e a proposito di Meg Ryan vorrei dire che ero così in fissa che sono andata dalla parrucchiera con una sua foto per farmi tagliare i capelli come lei. Inutile dire che è stato un fiasco colossale: non è un taglio di capelli a trasformarti nel tuo idolo.

Sorrido, colpita dalla simpatia di Silvia. Non perdo tempo e soddisfo la mia curiosità porgendo la prima domanda.

Solitamente, quando raggiungo una località di vacanza, cerco la libreria più vicina per dare una sbirciata alle ultime novità.

Ho notato in bella vista il tuo libro, L’inventario delle mie stranezze, e sono rimasta colpita dalla copertina e non solo perché prevale l’arancio che è tra i colori che prediligo ma per una serie di particolari che fanno pensare a una scelta ben curata e non certo affidata al caso.

La grafica ricorda quella del libro “Storie della Buonanotte per bambine ribelli”.

Sulla destra, in basso, il volto di un’ adolescente dallo sguardo vispo e un sorriso quasi ironico che sembra riflettere sulle “sue stranezze” tra stelline e coriandoli dorati. Ha un caschetto ben definito occhi grandi, capelli castani e un messaggio ben chiaro da condividere con le lettrici.

Sottolineo “lettrici” perché d’impatto sembra che il pubblico da coinvolgere sia femminile e in fase di preadolescenziale . Me ne vuoi parlare? Cosa ne pensi delle mie considerazioni.

Vorrei avere un risposta articolata e professionale, ma la verità è che non capisco nulla di grafica.

Sono grata che la casa editrice non mia abbia coinvolta nel processo di realizzazione della copertina perché l’unico colore che capisco è l’azzurro (non a caso il mio blog si chiama “azzurropillin”) e non sarei stata di nessun aiuto.

So per certo che nessuna scelta è stata dettata dal caso dato che a realizzare la copertina è stato uno degli studi grafici più quotati in circolazione: TheWORLDofDOT. Sono un laboratorio che sforna copertine di bestseller con la stessa naturalezza con cui un fornaio sforna pane. Per esempio, sono loro le copertine dei romanzi di Maurizio De Giovanni o dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo.

Comunque le tue considerazioni mi fanno pensare che ci hanno visto giusto: sicuramente la copertina cerca di catturare l’attenzione delle lettrici in fase preadolescenziale.

Ti va di parlarmi del tuo percorso? Da quando ti occupi di narrativa per ragazzi?

Dopo la laurea in lettere, tra il 2006 e il 2010, ho lavorato alla divisione ragazzi di Mondadori.

Quel periodo lo ricordo come molto faticoso: facevo la pendolare tra Torino e Milano, ma è stato al contempo pieno di libri per ragazzi e amore per i libri. In treno, negli anni, mi sono letta tutto quello che mi consigliavano i colleghi della redazione, mi sono innamorata di Jerry Spinelli, di Sarah Dessen, della collana Gaia Junior, ma anche dei libri di John Green, Marie-Aude Murali, Aidan Chambers.

Non ho mai più lavorato in un posto così pieno di cura e passione, forse scrivere per ragazzi è anche un modo per tornare a quella famiglia e ringraziarla per esserci stata.

Ma non è stata l’unica spinta a farmi tornare alla narrativa per ragazzi.

Dopo aver scritto dei libri per adulti mi sono resa conto che spostare verso l’infanzia le mie storie mi permetteva di mettere meglio a fuoco quello che volevo raccontare, con lo stesso meccanismo per cui da una certa età si allontana il giornale per leggere meglio.

Com’è nata l’idea di parlare di Asperger?

 All’inizio del 2020 mi ero convinta di voler scrivere un romanzo che mettesse al centro la pasticceria: sono una gran golosa, amo sfornare dolci e mi sarebbe piaciuto scrivere di crema pasticcera, torte di mele, crostate al cioccolato.

Ho passato mesi a corteggiare questa idea senza successo, allora ho cercato un’altra storia da raccontare tra gli argomenti  che mi appassionavano e di cui mi sentivo competente. Ho pensato che la sindrome di Asperger potesse fare al caso mio. E ha funzionato.

 

Hai fatto ricerche in merito o conosciuto qualcuno direttamente?

Nel 2015 mi sono sentita chiedere dal mio compagno “E se tu fossi Asperger?”, lì per lì mi son fatta una risata. Ho iniziato quasi due anni dopo a prendere seriamente quell’ipotesi, a leggere, ricercare, farmi domande.

L’inventario delle mie stranezze è la sintesi di un percorso durato anni, mette insieme tutto quello che ho letto e studiato, tutte le storie di uomini, donne, bambini e ragazze Asperger con cui sono riuscita a venire in contatto.

Si tratta di un libro che ho scritto per me (ho sempre usato la scrittura per fare sintesi, per mettere ordine) e per dare rappresentazione a tutte le bambine, ragazze, donne autistiche che ne hanno bisogno.

Ci sarà un seguito, nel quale Agata e il suo amico Paolo avranno modo di farsi conoscere e  apprezzare dai coetanei per un nuovo modo di interagire?

Al momento non so se ci sarà un seguito ma so per certo che Paolo e Agata non interagiranno in modo diverso per farsi accettare dai coetanei. Spesso dalle persone nuroatipiche si pretende che normalizzino i loro comportamenti, che nascondano le proprie stranezze. Fino a ora si è chiesto a bambini autistici di smettere di sfarfallare con le mani o di dondolare perché è strano, è sconvolgente, è imbarazzante.

Le persone autisitiche (diagnosticate e non) che ogni giorno si sforzano di sembrare normali spesso sono depresse, suicidarie, ansiose, esauste. Si paga a carissimo prezzo il tentativo di mimetizzarsi con i neurotipici.

Sostenere lo sguardo dell’interlocutore, fare small talk, prendere un caffè alla macchinetta, frequentare luoghi affollati, o percepiti come rumorosi e troppo luminosi, interagire con molte persone contemporaneamente sono tutte cose che a una persona neurotipica risultano facili o persino piacevoli, mentre per una persona neurodivergente spesso sono fonte di grandissimo stress.

Se mai ci sarà un seguito, sarà il mondo esterno a cercare di comprendere e andare incontro al modo di funzionare di Agata e Paolo.

Concludo la mia intervista e ringrazio Silvia per la disponibilità e il confronto piacevole ed esaustivo. Cito un dialogo molto intenso tra Agata, e la dottoressa Sabini.

– Io vorrei essere qualcun altro.

–  Davvero? Chi per esempio?

– Per esempio vorrei essere Jessica. …è bella sorride sempre e quando balla tutti la guardano perché è magica. Il prof di ginnastica le permette di insegnare le sue coreografie a tutta la classe.

– Ed è brava anche in matematica?

– No, in matematica va così così.

– Quindi a te piacerebbe andare male in matematica?

– Se potessi essere bella, felice e magica come lei, non mi importerebbe di andare bene in matematica.

– E tu non sei felice come Jessica?

– No, mai.

– Ti senti triste?

– Si. Certe volte sono così triste che mi viene da piangere e vorrei morire.

– Capisco. E cosa fai per scacciare la tristezza?

– Niente, aspetto che passi. Certe volte va via, certe volte resta.

  Consiglio la lettura de L’inventario delle mie stranezze non solo ai ragazzi ma anche agli adulti.

L’autrice esprime empatia, sensibilità e grande cura, frutto di studio e ricerca. Un libro che si legge tutto d’un fiato, che fa riflettere, sorridere ma anche commuovere. Un bel messaggio per ragazzi ma anche per i genitori che troppo presi dalla vita e i ritmi della quotidianità preferiscono non prestare attenzione a ciò che non rispecchia la “normalità”.

Vorrei tanto che il libro fosse conosciuto il più possibile e che ci sia un seguito nel quale l’autrice potrà parlare del mondo esterno che ha compreso e incontrato il mondo di Agata e Paolo e di tutti gli Asperger.

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Sinossi

Sono molte le cose che non piacciono ad Agata.

Non le piacciono il tè, i cuori, le parole che possono significare sia una cosa sia il suo contrario, gli autobus pieni di gente, il contatto fisico, i cani.

Non le piace sentirsi strana.

Agata vorrebbe essere come le compagne di classe, ma non è come loro, non le capisce e per quanto si sforzi, fatica a nascondere le proprie stranezze.

L’unica persona con cui può essere se stessa è Paolo (per gli amici Spettro) un ragazzo strano come lei, e che come lei ama la matematica e odia la ricreazione.

Le cose cominciano a cambiare quando Agata conosce Vera la nuova vicina, una signora gentile e molto sensibile che sembra capirla molto meglio degli altri, perfino meglio di sua madre, e che la aiuterà a trovare le risposte che cerca.

Titolo: L’inventario delle mie stranezze
Autore: Silvia Pillin
Edizione: Einaudi Ragazzi, 2021

 

 

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