“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Il soffio delle stagioni

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Elisabetta Ferri

Il soffio delle stagioni

“Il soffio delle stagioni” è una raccolta di poesie di Maria Cristina Sferra, pubblicata indie nel 2016.

“Il soffio delle stagioni” è una lieve danza di versi e di riflessioni. In questi componimenti non è ancora presente quel ritmo mozzafiato che contraddistingue le poesie più recenti di Maria Cristina Sferra, ma questa cadenza dolce è adatta alla tematica trattata: agli osservatori disattenti le stagioni passano in un lampo, in realtà la natura lavora con lentezza, con sapienza, momento dopo momento, senza mai fermarsi neppure di notte.

È uno spettacolo che si rinnova ogni anno, ma quanta attenzione dedichiamo ad essa in verità?

Io credo che dovremmo fermarci di più a osservare, invece di passare senza guardare. Dovremmo imparare davvero a rallentare i nostri ritmi e ad apprezzare quanto ci circonda, oltre a entrare più in contatto con il nostro io profondo. In un mondo in cui siamo costantemente distratti, con gli occhi perennemente chini sul display di un telefono o con le orecchie piene di rumore, spegnere tutto ciò che distoglie la nostra attenzione dalla natura e dalla nostra anima sarebbe un ottimo balsamo per tutte quelle patologie, come l’ansia e lo stress, che sono i mali di quest’epoca.

Se imparassimo ad ascoltare, anziché essere costantemente distratti, ci accorgeremmo delle meraviglie che ci circondano e che abbiamo dentro di noi.

Il cielo notturno
sta piangendo tutte le sue lacrime,
mentre noi, piccoli esseri,
ascoltiamo senza capire il suo lamento.

Distratti da noi stessi,
incapaci di sentire davvero,
siamo minuscole creature
che compiono insignificanti azioni,
affannandosi
nella continua dimenticanza
di essere meno che polvere
nell’universo.

E il recupero dell’anima, a mio avviso, è presente in questa silloge: si citano “Le anime bambine” che “migrano in universi paralleli / portando con sé / un bagaglio di sogni”, “le anime guardiane” che risiedono negli alberi (da noi tanto bistrattati, massacrati e distrutti, dotati di una voce che solo i più sensibili possono udire).

Ascoltando la voce dell’invisibile capiremmo che “Abbiamo tutto in dono, / abbiamo tutto in prestito”, che “Siamo piccoli / davanti al mare, / ma abbiamo enormi spazi / dentro di noi” e arriveremmo ad accettare serenamente che “I giorni sono fogli / del libro della vita”.

Stabilito il contatto con noi stessi e l’Universo troveremo quella pace interiore che ci farà accettare con serenità che noi siamo “meno che polvere”.

Invece restiamo tenacemente attaccati a tutto ciò che è vano ed effimero, a ciò che è artificiale, arido, senz’anima e che ci priva della nostra stessa sensibilità. La notte piange e noi non la udiamo. Le stelle, come ha dimostrato persino la scienza astronomica, suonano e noi non le udiamo, le offuschiamo con le luci artificiali perché il buio della notte ci spaventa, quando dovrebbe essere il buio interiore a spaventarci.

Questa silloge invita a riflettere sui cicli delle stagioni: e se la natura, morendo e risorgendo ogni giorno (“Il mattino è in grembo alla notte”), se le stagioni susseguendosi per poi ripresentarsi, celassero un importante messaggio per noi?

Se noi che restiamo attaccati a vani beni materiali, una volta che il nostro libro è giunto al termine, fossimo in realtà destinati a rinnovarci? Perché noi, che siamo immersi in questa perpetua trasformazione, dovremmo essere destinati a esserne esclusi?

(…) Anni passati a ritagliare tempo
per tutto questo splendore.
Scampoli di felicità.

Non voglio, non posso più
desiderare di averne neppure uno.
Meglio non desiderare
e per caso ritrovare quei giorni.

“Meglio non desiderare / e per caso ritrovare quei giorni”: in quest’ultimo verso della poesia proposta, voglio leggere un invito a vivere nel qui e ora, nel lasciare andare ciò che è passato, nel non esercitare il possesso su oggetti, sentimenti, persone, situazioni. Cerchiamo di viaggiare con bagaglio leggero, come i petali di ciliegio che danzano nel vento…

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Il soffio delle stagioni

Sinossi

Ventiquattro poesie più una, quella che apre la silloge, le dona il titolo e ne rivela il senso profondo. Brevi componimenti evocativi da assaporare con lentezza, cullati dalle parole, centellinando i versi come un dolce nettare, per lasciarsi trasportare sul vento leggero delle emozioni.

Titolo: Il soffio delle stagioni
Autrice: Maria Cristina Sferra
Editore: Independently published 2016

 

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