“Cara Marina” di Cynthia Collu

“Cara Marina” di Cynthia Collu

“Cara Marina” di Cynthia Collu

Lettere al Femminile

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Lettera a un’amica – Marina Mc Morrow Modiano

Cara Marina, di sicuro tu non ti ricordi del quaderno che facevo girare tra i banchi, ai tempi felici (felici? ebbene sì, felici) del nostro liceo. Era un quaderno con sopra la faccia di Leonardo. Ci scrivevo, ve lo passavo, a voi mie amiche predilette, e anche voi ci scrivevate sopra, complici, appassionate, intente scrivevate dei sogni e delle paure e poi di mille altre cose che ci giravano per la testa perché si aveva sedici anni, allora, e poi lo facevate passare di banco in banco beffandovi di suor Lepontina, o come cazzo si chiamava quella suora baffuta che sferruzzava seduta accanto all’insegnante, messa lì per controllare che tutto filasse nell’ordine stabilito, e alla fine arrivava a me, ‘sto benedetto quaderno, e io leggevo le vostre risposte, i vostri pensieri, e magari rispondevo e il giro riprendeva, le teste chine sui banchi, l’insegnante che parla e ci culla con la sua voce cantinelante, suor Lepontina o come cazzo si chiama che sferruzza controllandoci da sopra gli occhiali, il cielo azzurro, accidenti a lui, così azzurro come non lo è più stato in tutta la mia vita.

Quando penso a quei giorni il cielo lo vedo sempre terso, mai una giornata grigia d’inverno, mai una nube, mai la nebbia anche se si era a Milano, cielo terso e noi col naso girato verso la finestra a sentire il richiamo della primavera, a rubare anche il più lieve fremito di foglia.

Quel quaderno, cara Marina, ha attraversato tante battaglie, traslochi, spostamenti, distruzioni e altro, ma è arrivato indenne sino ad oggi, ed ora lo rileggo, un po’ emozionata, un po’ intenerita.

Leggo qua e là le cose che mi scrivevi, che ti scrivevo, e sono felice di poter dire, cazzo! ci siamo ancora, dopo quarant’anni siamo ancora qui, ci siamo ritrovate, ed è bello come allora, più bello di allora, prudy. (così ci chiamavamo, non so perché).

Cara Marina, mi scrivevi, per esempio
Tenetevi stretti ai sogni,
perché i sogni muoiono
la vita è come un uccello con le ali spezzate
che non può volare.
Tenetevi stretti ai sogni
se ne vanno
la vita è un campo arido
gelato dalla neve.

E quando il mio quaderno anarchico e la tua amica anarchica sono stati espulsi dalla scuola (ricordi, Marina, che non piansi?) e tutte mi scrissero un pensiero d’addio, tu mi scrivesti
No, non voglio dire parole laconiche, io.

Ti ricordi il nostro motto? Tutto passa. Lo sapevamo dal primo giorno che ci siamo “sentite”. Ma sappiamo che il ricordo è la cosa più bella, e più dolce, che rimane nel cuore di un individuo. E noi ne abbiamo di stupendi.

Cara Marina, quello che ti voglio dire è che sono felice di averti ritrovata, ma soprattutto ci tengo a dirti una cosa: sappi che se un giorno ti rincontrassi, anch’io (tu mi capisci) anch’io non vedrei né rughe né pelle stanca, vedrei solo i tuoi stupendi occhi di sedicenne, così azzurri e tersi come il cielo fuori della finestra della nostra aula, e son sicura che così tu vedresti i miei occhi scuri, occhi pieni di vita, di voglia di farcela.

E grazie anche per avermi scritto, in chiusura
SEI ECCEZIONALE, CYNTHIA. In ogni senso
Tua Pussy

Ti auguro tutta la felicità che sai.

 

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