Venerdì pesce – di Claudio Ferlan

Venerdì pesce – di Claudio Ferlan

Venerdì pesce – di Claudio Ferlan

recensione di Emma Fenu

 

Venerdì pesce. Digiuno e cristianesimo è un saggio di Claudio Ferlan edito da Il Mulino nel 2021.

Rinunciare alla carne il venerdì, per attenersi a precetti cattolici, non è sempre coincidente con la consumazione di un pasto frugale.

A dispetto delle tavole disadorne della povera gente, in tutti i giorni della settimana e dell’anno, vescovi e prelati gustavano prelibatezze a base di pesce, cereali e zucchero.

E, se anche alcuni benestanti potessero permettersi di variare la propria alimentazione, ci furono epoche e luoghi in cui il reperimento di pesce non era semplice e nutrirsi bene era necessario per portare avanti attività lavorative molto faticose.

La connessione fra cibo e religione non è peculiare del cristianesimo, ma le regole che lo definiscono al contempo lo differenziano da altre forme di culto: i cristiani non offrono animali o persone in sacrificio per ottenere benevolenza divina e non considerano impuro un dato animale, ma lo spirito dell’uomo che lo mangia.

I precetti cattolici prevedono digiuno e astinenza: il primo indica l’astensione dal cibo per un periodo o un momento della giornata; il secondo l’esclusione dal regime dietetico di alcuni elementi, la carne, in primis, e poi, dopo la scoperta dell’America, per estensione quelli ritenuti particolarmente appaganti come il caffè, il tabacco, l’alcol e il cioccolato.

A cosa servono digiuno e astinenza?

Fonti autorevoli, in primis Tommaso D’Aquino, lo hanno spiegato: il consumo smodato di cibo stimolerebbe gli appetiti sessuali e la lussuria, rendendo lo spirito meno predisposto alla preghiera e alla dissertazione teologica. 

Del resto, nella lista dei sette peccati capitali compilata da Gregorio Magno, i primi due, in ordine di gravità, sono proprio gola e lussuria, collegati fin dal tempo in cui Eva offri la mela ad Adamo.

Il digiuno si distingue in quattro tipi:

  1. digiuno spirituale, ossia astinenza dai vizi;
  2. digiuno morale, ossia moderazione nel bere e mangiare
  3. digiuno naturale, ossia l’astinenza da cibo e bevande per un’ora prima della comunione
  4. digiuno ecclesiastico; ossia rivolto in particolar modo ai monaci.

Ovviamente erano esonerati bambini, malati e anziani.

Durante la Quaresima il commercio di carne era controllato e le osterie dovevano restare chiuse durante la celebrazione delle funzioni religiose.

Il digiuno deve accompagnarsi da atti di penitenza, in primo modo con il sacramento della riconciliazione: nel Concilio di Trento, in risposta alla Riforma che contestava anche i digiuni, vennero date normative precise.

A questo punto, sorgono domande.

Perchè il pesce non fu mai interdetto?

Perché ritenuto un cibo che non alimenta la libido e perché gli abitanti del mare furono risparmiati dal diluvio universale, quali creature non impure.

Cosa accadde dopo la scoperta dell’America, con l’introduzione di nuovi cibi, e con il progresso che oggi definisce una realtà completamente diversa da quella medievale?

Il digiunare venne inteso come privazione volontaria di piaceri fittizi, che distraggono dalla preghiera, quali il menzionato cioccolato, ma anche il gioco delle carte, le danze e, in epoca contemporanea, lo svago sui social.

Come ha sottolineato lo scorso anno la scrittrice Amanda Martinez Beck, bisogna fare attenzione alle parole e alle evoluzioni dei tempi che includono l’isorgere dei disturbi alimentari. Se non sono più i tempi della santa anoressia, dove il non mangiare era per il mistiche mezzo di piacere per entrare in comunione con Cristo, sono i tempi della anoressia e bulimia, tempi in cui associare il peso alla corruzione morale e all’infelicità è decisamente pericoloso e lontano dallo spirito dei padri erranti per deserti e foreste.

Venerdì pesce è un saggio storico preciso e puntuale, ricco di citazioni e con una importante bibliografia conclusiva, a cui va aggiunto il merito di essere destinato ad un pubblico eterogeneo interessato alla religione e alla storia, ma anche ai risvolti antropologici e sociologici di codici di comportamento su cui per secoli si dibattè e oggi ci paiono decontestualizzati.

 

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Sinossi

Mangiare e non mangiare, cosa mangiare e cosa non mangiare, sono problemi che accompagnano tutta la storia del cristianesimo (e non solo).

Digiuno e astinenza sono pratiche che affrancano lo spirito dagli appetiti corporali e avvicinano a Dio. Papi, cardinali, vescovi, teologi, canonisti hanno dunque scritto, predicato e sentenziato sul mangiare, ma spesso in maniera contraddittoria, perché il concetto stesso di cibo cambia nel tempo e nei luoghi.

Astenersi dalla carne, bene: ma l’iguana è carne o pesce? E la vipera?

E il cocomero è un cibo, ed è dunque proibito nel digiuno, oppure una bevanda?

E il cioccolato? E sarà lecito annusare gli effluvi di una carne che viene cucinata?

Nella confusione, i credenti si sono comportati seguendo la necessità, la coscienza, l’appetito. Una storia da meditare, oggi che il comandamento del digiuno e dell’astinenza è vitale più che mai, seppure in una dimensione non più religiosa, nella nostra società.
Titolo: Venerdì pesce
Autore: Claudio Ferlan
Edizione: Il Mulino, 2021

 

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