La mala vita – di Maria Serena Mazzi

La mala vita – di Maria Serena Mazzi

La mala vita – di Maria Serena Mazzi

recensione di Emma Fenu

mala vita

 

La mala vita. Donne pubbliche nel Medioevo è un saggio di Maria Serena Mazzi edito da Il Mulino nel 2018.

I legislatori medievali sostenevano che una donna vende il proprio corpo “pro pretio, luvro et questuo”, ossia per il valore dato alla merce, per il vantaggio pecuniario che derivava e tramite una richiesta simile all’elemosina.

Ma perchè si arrivava a tale mercificazione?
Il saggio La mala vita tenta di darne una risposta, e nei limiti delle lacunosità dei documenti storici, ci riesce, con un’accurata ricerca delle fonti, dello stato dell’arte e con il valore aggiunto di una riflessione sociologica, culturale e antroplogica non giudicante ma nemmeno censurante.

Perchè dunque alcune donne diventarono “pubbliche” nel Medioevo?

Molte furono le cause: la povertà, per cui la famiglia stessa le avviava al mestiere; la violenza subita da aggressori, stupro che non dava scampo alla vittima, ormai compromessa; la voglia di riscatto da una vita senza agi; la fallace idea che l’offerta di sé fosse solo per un breve periodo.

L’atteggiamento della società, dello Stato e della Chiesa nei confronti della prostituzione e delle donne perdute nella mala vita fu decisamente ambiguo. Da una parte si condannava il fenomeno, dall’altra si riteneva impossibile contrastarlo, quindi la ghettizzazione delle prostitute era ritenuta il male minore.

Partendo dall’assunto che l’aspetto istintivo, animalesco e lascivo fosse innato nella donna, erede di Eva, e che gli uomini, invece, fossero dotati di ratio e avessero il dovere di custodire, non si trovava contrasto fra la presunta superiorità dello spirito maschile e l’incontrollabile bisogno di saziare appetiti sessuali anche scapito di donne oneste, con lo stupro, o precitando nel peggiore degli abissi morali, ossia la sodomia.

La soluzione adottata fu quella di allontanare le prostitute in luoghi lontani da chiese, monasteri e case per bene in modo da assicurare una netta distinzione fra le donne vergini o maritate, che dovevano essere rispettate, e le altre i cui corpi, segnati dalla violenza di protettori, clienti e colleghe, fossero invece merce lecitamente deputata allo sfogo di perversioni e umori.

Ma tale scelta non si rilevò vincente: i bordelli divennero luoghi d’incontro di malavitosi in cui le attività illecite prosperavano e gli stupri, anche contro le bambine, continuarono a registrarsi.

Non bastava un campanello sul cappuccio e un paio di guanti per identificare le prostitute e evitare con loro un contatto ritenuto non poco igienico ma capace di corrompere l’anima.

Non bastava… e le punizioni divine, in forma di guerre, carestie e epidemi,e continuavano ad abbattersi sui potenti e sul popolo, anche se i capri espiatori, le donne perdute e malefiche, venivano emarginate.

Bisognava convertirsi, come tuonavano i predicatori degli ordini mendicanti, davanti ai quali si gremivano di uomini e donne le piazze.

E infatti furono istituite case di conforto e monasteri per le convertite, prostitute ormai anziane o giovani a cui veniva promesso un matrimonio combinato: donne che avrebbero scontato per sempre il peso della colpa, costrette a pagare i leonini per il mancato reddito, ad abbassare gli occhi, a incassare insulti, a dare dimostrazione di contrizione per tutta la vita.

Coloro che avevano eseguito il proprio compito, colpevoli solo di essere donne e povere, ed erano diventate corpi pubblici per il pubblico piacere, si avviavano alla morte nella violenza psicologica che perfino se stesse si infliggevano.
La mala vita era mala per sempre.
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Sinossi

Anche nel Medioevo troviamo donne disposte a vendere il proprio corpo «pro pretio, lucro et questu»: condannata e ritenuta una vergogna, la prostituzione era però considerata ineliminabile e persino necessaria.

Giustificabile, perché salvava da mali peggiori come la corruzione delle vergini e delle spose e «l’abominevole vizio della sodomia».

Ma qual era la posizione della Chiesa e dei pubblici poteri nel regolare questo fenomeno divenuto assai rilevante?

Nel Trecento, infatti, si assiste ovunque in Europa al proliferare dei postriboli, a volte quasi piccole fortezze del piacere, a volte strade o quartieri riservati, e la vita delle donne pubbliche – forestiere o straniere, spesso sopraffatte dai debiti – dentro e fuori fu sottoposta a rigide norme.

Titolo: La mala vita
Autore: Maria Serena Mazzi
Edizione: Il Mulino, 2018

 

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