Le sorelle Macaluso – di Emma Dante

Le sorelle Macaluso – di Emma Dante

Le sorelle Macaluso – di Emma Dante

recensione di Emma Fenu

le sorelle Macalluso

 

Le sorelle Macaluso è un film del 2020 di Emma Dante, adattamento della piece teatrale del 2014 presentato alla 77ma Mostra internazionale d’arte conematografica di Venezia.

Si è molto scritto e parlato del film, delle immagini proposte in cui si tacciava di sessualizzazione del corpo di una bambina e delle differenze fra la storia proposta per il cinema, con più dettagli, e quella più scarna, e a detta di alcuni più valida, destinata al teatro.

Non vi propongo una dissertazione critica relativa a sceneggiatura, recitazione e scelte di produzione: non è il mio campo. Vi racconto la mia interpretazione di una vicenda che ho immaginato scritta e vissuta.

Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella Macaluso vivono, presuminilmente orfane di entrambe i genitori, in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. La narrazione si divide in tre parti, che corrispondo alle fasi della vita delle protagoniste: infanzia, maturità e vecchiaia.

Ma ciascuna parte, o fetta di vita, è segnata dalla morte per incidente della più piccola, le cui immagini ritornano nella pellicola, svelando ogni volta un attimo in più della tragedia, ma mai quello definitivo, che viene supposto, risucchiato nell’acqua del mare in cui avviene.

Ogni piccola donna di questa storia ha sogni, caratteristiche e gesti che la contraddistinguono e che restano immutati nel tempo: chi legge, chi danza, chi fa l’amore, chi non lo fa, chi mangia, chi non mangia, chi fuma. Chi si ama, chi si odia, chi vive, chi muore: e fra queste ultime azioni il contorno non è netto.

I vivi si lasciano morire nel decadimento di giorni sempre uguali, come la casa che accumula ricordi, segni e dolori; i morti restano imbrigliati in un limbo di colombe che tornano a casa dopo aver esplorato angoli di cielo.

Una storia di donne, dunque, quella de Le sorelle Macaluso, che restano piccole anche quando crescono, che si legano i capelli e li sciolgono, che truccano le labbra e le puliscono, che si spogliano e si vestono, che si lavano e si asciugano.

E il valore simbolico di sciogliersi i capelli, in segno di seduzione e lutto, ritorna in un film dove il corpo parla per l’anima e l’anima per il corpo.

Lo si segue con il nodo il gola questo percorso fra interno ed esterno e ci si sente la bambina spettinata che gira per casa con le mutande a pois e fiorellini, in quella libertà assoluta dei pomeriggi estivi anni ’80 in cui io c’ero e a cui sono sopravvissuta, non fermandomi per sempre al gioco di essere donna.

E altre sono sopravvissute, solo sopravvissute, come reduci di guerra, fantasmi di soldati che non lasciano la trincea nemmeno quando la guerra è finita e il nemico è scappato, anzi, è ancora lì, a ricordati chi sei, chi ti ha generato, in quale specchio deforme devi scoprirti diversa, perchè se non sei tua sorella, se non sei lei, devi sapere chi sei o chi eri o chi sarai.

Altrimenti non avrai vissuto davvero, ma divorato giorni, mesi e anni in uno strazio cannibale, come Maria che, scoperto di avere il cancro, devasta un vassoio di pasticcini, in un olocausto di panna, mandorle, frutta candita, lacrime e cellule degenerate.

Merita menzione, fra le canzoni colonna sonora de Le sorelle Macaluso, splendide e sapientemente selezionate, il testo Inverno, scritto da De Andrè e cantato da Franco Battiato:

Sale la nebbia sui prati bianchi
Come un cipresso nei camposanti
Un campanile che non sembra vero
Segna il confine fra la terra e il cielo
Ma tu che vai ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un’altra estate
Anche la luce sembra morire
Nell’ombra incerta di un divenire
Dove anche l’alba diventa sera
E i volti sembrano teschi di cera
Ma tu che vai ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L’amore ancora ci passerà vicino
Nella stagione del biancospino
La terra stanca sotto la neve…
Difficile capire chi va e chi rimane: lo spettatore resta attonito, in cerca del senso di vivere. Di essere una meravigliosa creatura.

 

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