“Nulla è nero” di Claire Berest

“Nulla è nero” di Claire Berest

“Nulla è nero” di Claire Berest

Recensione di Maria Cristina Sferra

Nulla è nero

“Nulla è nero” è un romanzo di Claire Berest edito da Neri Pozza nel 2020.

Frida Kahlo, piccola grande donna, immensa artista. Chi non la conosce? Questo romanzo è la storia della sua vita, dei suoi dolori, dei suoi amori. È il racconto onesto, schietto, a volte scomodo, di una figura che è stata molto umana, prima di diventare mitica.

Frida si intrufola tra le righe, sembra togliere la penna di mano all’autrice per scrivere le sue ragioni. La sua voce potente e viscerale si mescola alla voce narrante con veemenza, senza mezzi termini. E si ha l’impressione che Frida non possa, non voglia, non riesca a restare in disparte, in silenzio, a lasciarsi raccontare.

Dipinge per proteggersi.
Per non essere sola.
Da una settimana sta lavorando a un quadro che deve rappresentare lei e Diego nel giorno del matrimonio. Quando comincia a dipingere, non possiede ancora un’idea precisa, tanto che spesso rimane stupita di quel che succede, di quel che man mano si rivela sulla tela. Di quel che s’impone. Frida non elabora. Si riposa da se stessa.

Il primo fidanzato, l’incidente che l’ha spezzata trafiggendole l’esistenza, il Messico, la pittura.
L’amore incondizionato e totalizzante per Diego Rivera, il matrimonio, gli Stati Uniti, la pittura.
Le altre persone, i tradimenti, l’aborto, la pittura.
La separazione, il riavvicinamento, il Messico, la pittura.
La fine.

Quella di Frida è un’esistenza che toglie il fiato, piena di passione e contraddizioni, satura di dolore fisico e psicologico, ricca di magia. Una vita che ruota intorno a Diego. E alla nostalgia. E a una tela su cui riversare le proprie visioni.

“Lo sai, lo sai anche tu, che tutto quello che i miei occhi vedono e che il mio io tocca, quale che sia la distanza che ci separa, è Diego. La carezza delle tele, il colore del colore, i fili di ferro, i nervi, le matite, i fogli, la polvere, le cellule, la guerra e il sole, tutto quel che si vede nei minuti al di fuori degli orologi e dei calendari e degli sguardi vuoti, è lui.”

Nulla è nero nella mente di Frida. I suoi quadri parlano per lei attraverso le forme e i colori, gridano, scioccano, fissano sulla tela i suoi tormenti per sempre.

Nulla è nero nella vita di Frida. Lo scopriamo lungo la via tracciata dai titoli e sottotitoli dei capitoli che si susseguono in una magistrale sequenza di blu, gialli, rossi dalle tonalità diverse (Blu acciaio – Blu penetrante che fugge verso la notte; Rosso Carmen – Rosso ondeggiante dai riflessi rosa; Giallo burro – Giallo pallido che sa di brina e così via). Solo alla fine verrà il nero fugace. E poi il grigio.

In questo romanzo che narra un’epoca, la scrittura incisiva, a tratti cruda, sempre avvincente di Claire Berest ci restituisce uno splendido ritratto di Frida Kahlo, piccola grande donna, immensa artista.

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Nulla è nero

Sinossi

Tutto è allegria, tutto è politica. Tutto abbatte i pudori e i tabù alle serate mondane di Tina Modotti. Frida l’ha conosciuta quando, liberatasi del busto ortopedico in cui, dopo l’Incidente, era racchiusa come una crisalide, ha cominciato a bazzicare la sede del PCM, il partito comunista messicano. Con il suo naso italiano, il suo petto scultoreo, il ritmo ciarliero del suo eloquio staccato, Tina ha aperto subito una breccia nel suo cuore. A una serata particolarmente festosa della fotografa italiana, dove si beve, si sbraita, si canta, e si ride più del solito, Frida vede per la prima volta Diego Rivera, el gran pintor del Messico, l’artista che, con Orozco e Siqueiros, ha portato la pittura fuori dai salotti borghesi, ha ritrovato la vocazione del colore e della smisuratezza, ha dipinto meravigliosi affreschi in cui uomini e donne si ergono, fieri, a tre metri di altezza. È un pachiderma o, meglio, una piovra dai tentacoli ammalianti, un uomo elefantesco dall’agilità contro natura, un ammasso di carne rosea che suscita, tuttavia, un sapore immediato e irresistibile di proibito. È, soprattutto, una figura irresistibile per Frida, che non esita, nei giorni successivi, a presentarsi al suo cospetto da sola, senza soggezione. Lei, la meticcia di Coyoacán che ha vent’anni di meno, la colonna spezzata, le gambe arrugginite, al cospetto del grande pittore. La passione esplode immediata. Frida non ha timore a concedersi a quell’uomo, un gigantesco totem che ha dieci vite di vantaggio su di lei. Gli racconta della sua esistenza, del tragico Incidente dello schianto dell’autobus e del suo corpo. Gli mostra le sue opere. Diego comprende subito che una forza inusitata anima quella piccola meticcia di Coyoacán, un’ostinazione a vivere e ad amare al di là di ogni capriccio del destino. “Nulla è nero” è un romanzo che narra la storia d’amore tra due figure iconiche del Novecento. È dunque il racconto di una tumultuosa, turbolenta passione e, insieme, di un secolo di furori, speranze, ideali e disillusioni. Un secolo in cui l’intensità della vita valeva più della vita stessa.

Titolo: Nulla è nero
Autore: Claire Berest
Editore: Neri Pozza

 

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