Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo – di Chiara Frugoni

Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo – di Chiara Frugoni

Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo – di Chiara Frugoni

recensione di Emma Fenu

 

paure medievali

Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo è un saggio di Chiara Frugoni edito da Il Mulino nel 2020.

Chiara Frugoni, storica e accademica, non delude mai: i suoi libri sono esperienze formative, riflessioni diacroniche, analisi del fenomeno storico dal punto di vista antropologico, teologico, artistico e iconografico.

Pur con dovizia di fonti e manifestazione, certo non supponente, di una vasta e reale cultura, l’autrice rende fruibile e affascinante un percorso che, fra parole, citazioni intertestuali e meravigliose tavole a colori, diventa il nostro. Siamo figli di un’epoca partorita da altre, uomini sempre, nelle variabili del tempo e dello spazio.

Paure Medievali, la cui stesura è iniziata prima della pandemia ma sembra rispondere ai quesiti che essa ha risvegliato nella coscienza collettiva e individuale, è un libro di domande che cercano risposte.

Paura della Morte

La più grande paura è la Morte: nel Medioevo ci si preoccupava di evitare una dipartita improvvisa che non garantisse la salvezza per i peccati commessi e ci si augurava tramite una tempestiva confessione; oggi il progresso ha mutato la tipologia delle angoscie, ma nel buio dell’ignoto ci ritroviamo tutti uguali.

I meno giovani, se ricordano le profezie sul secondo millennio, capiranno ancora meglio quanto dovesse essere intensa la paura per chi si accingeva a valicare il primo, cercando una data certa da cui contare, ossia la nascita di Cristo, nella consapevolezza che quella individuata da Dionigi il Piccolo, ossia 754 anni dopo la fondazione di Roma, non era esatta.

Il periodo coinvolto era piuttosto vasto e le esegesi monastiche dell’Apocalisse e dei libri profetici , nonchè le ricerche sull’imminente arrivo dell’Anticristo non favorivano sonni tranquilli. E le raffigurazioni dei Giudizi Universali erano inequivocabile espressione di tale incubo.

Ma nella decotomia fra Paradiso e Inferno, fra il 1100 e il 1200, si inserì il Purgatorio, ossia una fase soggetta al tempo umano in cui le anime, dopo la dipartita, purificano le colpe non condonate in vita con uno stato momentaneo di pena, precisamente di fiamme.

Si crea, così, un ponte fra vivi, che possono aiutare con i suffragi, e  morti che, manifestandosi come fantasmi in decomposizione o scheletri, chiedono aiuto ai vivi.

Questo avvento del macabro favorisce la riflessione sulla vanitas, ossia sulla precarietà della vita umana, della giovinezza e delle gioie peccaminose: l’eternità la si deve costruire in terra evitando il peccato.

Paura della fame e della miseria

La fame è la condanna che segue al peccato di disobbedienza dell’Eden, in cui i progenitori erano immortali e privi dell’esigenza di nutrirsi, coprirsi e curarsi.

Dopo la cacciata, gli uomini conoscono la morte, la fatica del lavoro – e le donne quella del parto e della sottomissione- ma, soprattutto, rivelano l’indole violenta e demoniaca che fa più paura della fame. (Ma solo allora?)

Non solo mezzi agricoli primitivi,  pratiche sfinenti, ratti e insetti nelle riserve del cibo, intemperie funeste e successive carestie, ma anche strade di commercio assediate dai briganti e atavica paura del cannibalismo fanno da contorno a un piatto vuoto.

Paura del diverso

Non avremo difficoltà nel calarci in una paura tanto attuale: il diverso per eccellenza è lo straniero che, portatore di una cultura propria, può far crollare certezze fondate su falsità.

Nel Medioevo, dopo l’inizio delle Crociate, i diversi erano fondamentalmente gli ebrei e i musulmani. (Ma solo allora?)

Gli ebrei, rei di aver ucciso Cristo, erano invidiati per il benessere economico conseguito e odiati per l’attività di prestito di denaro a interesse.

I musulmani, oltre ad essere usurpatori di Gerusalemme, avevano l’aggravante di essere neri, neri come il demonio. (Ma solo allora?)

E poi si aggiungono le popolazioni mongole, i Tartari, che non venivano perseguitati nelle loro terre, ma giungevano in Europa quali invasori incrudeli.

Paura delle malattie

In epoca medievale si ignorava l’esistenza di virus e batteri, non si formulava la diagnosi sull’osservazione del corpo ma traendo teorie discutibili da libri datati: fra scarsa igiene, conoscenze mediche prive di prove empiriche e salassi, sopravvivere a una malattia era un miracolo.

E non sopravvivere non era una prevedibile conseguenza dell’assenza di un protocollo medico, ma la prova di una punizione divina. Nel caso della lebbra, ad esserne colpiti erano ritenuti i lussuriosi, meritevoli di essere puniti da Dio. (Ma solo allora? E l’AIDS?)

Ma, talvolta, come per Lazzaro, la lebbra è un’occasione offerta dall’alto per purificarsi dei propri peccati: insomma, chi si salva se lo è meritato grazie alla purezza dell’anima.

Paura delle epidemie

Durante le varie epidemie, in particolare quella di peste del 1348, si allentarono i legami di solidarietà per la paura di essere infettati.

Il numero dei morti era talmente alto che i cadaveri si dovevano trasportare lontano dalle città, ricorrendo a sepolture frettolose.

Alcuni si attenevano a una vita modesta, altri si facevano beffe della peste fra i sollazzi, altri ritenevano di essere vittima di un complotto ordito dagli ebrei che avevano avvelenato le fontane.

Che aggiungere…

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare nello stesso modo.
(Albert Einstein)

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Sinossi

Un passato sorprendentemente vicino, nel momento in cui con sgomento ci troviamo ad affrontare realtà che si ritenevano scongiurate da secoli, come le pandemie causate da virus, o assistiamo alle ricorrenti catastrofi ecologiche, o valutiamo i rischi – spesso portati dall’aggressiva mano dell’uomo – che minacciano il pianeta.

Il Medioevo ci parla oggi con voce forte, attraverso le tante paure che assillavano donne, uomini, bambini: paura della fine, della miseria, della fame, delle malattie, della lebbra e della peste in particolare, fino alla paura del diverso, dello straniero, degli ebrei, dei musulmani, dei mongoli.

Un libro di lugubri sciagure che si susseguono, dunque? No. Un libro che pone domande, addita problemi, cerca risposte.

Non siamo più in quel Medioevo, ma gli esseri umani sono ancora gli stessi, nascono, amano, crescono, sperano, si spaventano.

Oltre ad alcune curiosità – una data di nascita sbagliata per Cristo, le reazioni suscitate dall’arrivo dell’anno Mille – scopriremo quale evento all’improvviso fece degli ebrei i nemici della porta accanto; che legame esiste fra la nascita del purgatorio e la circolazione di temi macabri nelle chiese, come si contrastò il dilagare delle carestie.

Alcuni testimoni privilegiati renderanno palpabili anche a noi i drammi delle loro epoche, mentre un corredo di immagini accompagnerà il racconto.

Titolo: Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo
Autore: Chiara Frugoni
Edizione. Il Mulino, 2020

 

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