Feminism la fiera dell’editoria delle donne, II edizione

Feminism la fiera dell’editoria delle donne, II edizione

Feminism la fiera dell’editoria delle donne, II edizione

Torna a Roma, in  Via della Lungara 19, presso  la Casa Internazionale delle Donne, Feminism, la fiera dell’editoria delle donne, che quest’anno si svolgerà dall’8 al 10 marzo. Tre giorni dedicati all’editoria e alla scrittura al femminile, con stand, dibattiti e presentazioni.

feminism II edizione

Nella bellissima cornice dell’antico Palazzo del Buon Pastore, Giovanna Olivieri e Maria Palazzesi dell’Associazione Archivia, Anna Maria Crispino della rivista “Leggendaria”, Marina Del Vecchio della Casa Internazionale delle Donne e Stefania Vulterini della collana “Sessismoerazzismo” di Ediesse hanno realizzato e organizzato la manifestazione; Iacobellieditore e ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti), SIL (Società Italiana delle Letterate) ne sono i sostenitori.

Oggi su Cultura al Femminile abbiamo intervistato per voi Maria Palazzesi, Responsabile culturale Archivia, Coordinatrice Progetto Fera dell’Editoria delle Donne e Anna Maria Crispino, direttora di Leggendaria, bimestrale di Libri Letture Linguaggi, rivista giunta al suo XXIII anno di edizione (www.leggendaria.it) – e direttore editoriale della casa editrice Iacobelli editore, curatrice delle collane “Workshop”, “Frammenti di memoria” e “I Leggendari” (www.iacobelliedtiore.it).

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Perché oggi si sente l’esigenza di una fiera dedicata all’editoria delle donne?

Anna Maria Crispino: La produzione di pensiero, la ricerca, le esperienze e la narrativa delle donne è straordinariamente aumentata negli ultimi decenni ma spesso è poco visibile sulla scena editoriale, soffocata dall’uscita di decine di migliaia di titoli ogni anno.

La Fiera dell’editoria delle Donne vuole invece puntare i riflettori su questa produzione, valorizzarla, metterne in evidenza le connessioni interne e guardarla nel suo complesso, come un ricco variegato mosaico che riflette ciò che le donne, di più generazioni, stanno realizzando.

Se il titolo-guida dell’anno scorso era l’editoria in sé, cioè mettere in luce quanto importante sia nella “filiera del libro” l’apporto delle donne (scrittrici, editor, editrici, traduttrici, addette stampa, bibliotecarie e libraie) quest’anno il titolo è “Passa le parole”, proprio per sottolineare l’assoluta necessità di trasmettere alle nuove generazioni il grande patrimonio di cultura che le donne hanno prodotto e stanno producendo.

Per questo, nei tre giorni della Fiera c’è una particolare attenzione anche all’editoria per bambine e ragazze.

La Casa Internazionale delle Donne

Maria Palazzesi: In un periodo da molte parti definito “grigio”, quello che ci proponiamo di fare con una Fiera volta a mettere in vetrina scritti di autrici di tutto il mondo e di tutti i generi è contribuire a rompere la monotonia di un’opacizzazione dell’esistente, dando visibilità a quell’intelligenza all’opera che contraddistingue le proposte di pensiero e di fare delle donne nella loro rappresentazione di una realtà, nella loro capacità, speranza, desiderio di riflettere, suggerire, analizzare, proporre.

Semmai per andare oltre.

Proporne in un unico spazio parte significativa della loro produzione –per qualità varietà quantità- consente un colpo d’occhio davvero corposo. Farlo in un luogo speciale perché altamente simbolico come la Casa Internazionale delle Donne, oggi a pericolo di sfratto, ci consente poi di sostenere come irrinunciabili i luoghi delle donne. Tutti.

Non si tratta di sollecitare competizione, ma di stimolare curiosità e consentire conoscenza. Il titolo che abbiamo voluto dare e mantenere alla nostra Fiera, Feminism, sottolinea il nostro interesse ed impegno in questo senso.

Di fronte ad un mercato editoriale vasto tanto da apparire quasi “sconfinato”, il pericolo incessante che si corre è di cadere in un indifferenziato che lascia poco spazio a voci altre e significative, a maggior ragione perché in esso ad “emergere” –contraddizione operativa- sono “pochi nomi”. In un’epoca in cui non il popolo di chi legge – e sono soprattutto donne- torna a farsi circoscritto, puntare uno sguardo attento e libero sugli scritti di autrici, rappresenta a mio parere una necessità e un’apertura.

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In ambito editoriale a che punto siamo con “la parità di genere”? Che differenza c’è fra essere autore o autrice, editore o editrice?

Anna Maria Crispino: A mio avviso la cosiddetta “parità di genere” non si può e non si deve solo rivendicare né pensare di poterla imporre: occorre agirla, farla vivere, metterla al lavoro giorno per giorno. È noto che le donne, dall’infanzia fino alla vecchiaia, leggono molto più degli uomini, che le autrici sono in maggioranza rispetto agli autori, che una parte ormai prevalente del lavoro editoriale viene svolto da donne in tutte le mansioni.

Ma resta, specie in Italia, un antico pregiudizio per il quale la letteratura a firma femminile sarebbe intimista, sentimentale, quando non “rosa”, e quindi non adatta alla lettura degli uomini. È risaputo infatti che le donne leggono tutto, mentre gli uomini leggono preferibilmente gli uomini.

Questo si riflette negativamente sullo spazio che i libri delle autrici hanno nelle pagine di cultura di quotidiani e altre testate, anche televisive, che i loro titoli sono meno favoriti nei premi letterari, che si investe di meno nella loro promozione.

A me pare però che la diffusione dei social media stia in parte riequilibrando questo fenomeno. E che le nuove iniziative editoriali (case editrici, collane, e-book etc.), pur rimanendo per ora prevalentemente in quella che definiamo la “piccola” editoria, dia segni di forte vitalità.  Si tratta di un fenomeno che si sta manifestando con un certo ritardo nel nostro Paese, mentre in ambito europeo e nei paesi anglofoni (Gran Bretagna, ma anche Usa, Australia, Canada etc.) la produzione femminile, di narrativa ma anche di saggistica – specie con l’editoria dedicata agli Women’s Studies (Studi delle donne o di genere) – è ormai una realtà consolidata: sono i grandi gruppi editoriali a pubblicare titoli a firma femminile, mentre allo stesso tempo case editrici magari più piccole svolgono l’indispensabile lavoro di ricerca, lo scouting, come viene definito.

E fondamentali solo le Univertity Press, case editrici legate alla produzione di saggistica in tutti i campi disciplinari – dalle discipline umanistiche a quelle scientifiche – che assicurano la trasmissione, appunto, a intere generazioni di studenti (maschi e femmine).

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Lidia Ravera

Maria Palazzesi: Sono molte le donne che oggi animano l’editoria, ed anzi in questo settore pare il loro numero sia in crescita continua. Anche in questo settore la femminilizzazione della società e delle attività anche produttive che la costellano, è un dato riconosciuto. E di sicuro non insignificante. Al contrario: il solo fatto che donne si muovano, agiscano, facciano, è significante.

In editoria ricoprono incarichi dirigenziali in una percentuale più importante che in altri settori occupazionali, ma meno numerosa di quella dei loro colleghi. soprattutto sono dedite a ruoli cosiddetti di cura della filiera: traduttrici, editor… Quanto poi questo sia oggi indice di cambiamento “geologico”, è altra questione.

Il movimento femminista e delle donne degli anni Settata del Novecento, ebbe tra le sue capacità, quella di dare vita ad esperienze nuove, non conosciute, di editoria di donne: le Edizioni delle donne, quelle di Rivolta femminile, la tartaruga, la collana Astrea della Giunti, la Luciana Tufani editrice -l’unica tra quelle che ho citato ad essere ancora attiva, e presente in Fiera. Oggi il panorama è cambiato, ma la tradizione e l’esperienza di queste anticipatrici non è andata persa, anzi si può affermare che essa si rifletta spesso nell’editoria indipendente, attraverso la presenza di collane dirette da donne impegnate nel dar voce al pensiero delle donne: Iacobelli, sessismoerazzismo, Moretti & Vitali, etc.… Tutti presenti nella nostra manifestazione, in alcuni casi parte della sua ideazione ed organizzazione, comunque sia loro animatori.

Questo non significa che i problemi non siano molti, e che la fatica di editare come quella di scrivere per le donne non sia ancora oggi molta, e maggiore che per i loro colleghi maschi. Si tratta di una questione di potere che rimane ben custodita nelle mani di uomini. Banale, ma reale. La catena editoriale prevede molti scalini da salire.

Anna Maria Crispino

In particolare, come si colloca l’Italia nel panorama europeo? Le nostre tradizioni penalizzano, secondo voi, ancora le voci al femminile?

Maria Palazzesi: Le autrici presenti nei cataloghi editoriali sono in numero minore degli autori. Questo appare un dato confermato ancora oggi, sebbene la loro percentuale sia molto aumentata negli ultimi due decenni. Tuttavia, accanto alla questione del “numero”, direi che la vera criticità è rappresentata ancora oggi dall’occhio con cui si legge la questione, e dal come la si pone. Trovo che sia in questo senso che nella formula “letteratura al femminile” anche da voi utilizzata, si annidi una questione per così dire “discriminatoria” di per sé, che semmai non lo sa ma accoglie un qualche stereotipo diffuso. Mai sentito la formula “letteratura al maschile”. La letteratura è letteratura, se lo è. La saggistica è saggistica, se lo è. E così via dicendo. Che sia firmata da una donna o da un uomo non mette in discussione questo fatto, ma indica ed implica una differenza operativa di cui tenere da conto per apprezzarla. E apprezzandola leggerla.

Maria Palazzesi

Una domanda che facciamo a tutti gli Autori: Esiste una cultura, una letteratura al femminile? Che significato può avere questa categoria?

Anna Maria Crispino: È una vecchia questione che si ripropone continuamente, ma personalmente ritengo che sia mal posta. Già l’uso dell’espressione “al femminile” denuncia io credo un pregiudizio culturale: esisterebbe una letteratura “generale” di cui la “letteratura al femminile” sarebbe una variante, un derivato, una corsia laterale. Il modello – neutro e universale – resterebbe quindi quella scritta da uomini. Fin quando non ci riuscirà di pensare che è letteratura quella che ha il merito di essere tale – indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle, dalla provenienza geografica etc. di chi scrive – resteremo in questo territorio ambiguo. Che poi le caratteristiche degli autori e delle autrici abbiano a che fare su “chi” sono, questo è inevitabile, ma vale per tutti e tutte. Espressioni come “Lei scrive come un uomo”, oppure “Lei è un grande scrittore” non fanno che consolidare un pregiudizio assai duro a morire – e molte scrittrici se ne lamentano, anche se altre, invece, ritengono che siano un modo per non farsi “catalogare” in serie B.

Max Dashu

Max Dashu

Maria Palazzesi: Esiste di sicuro uno sguardo di donne sul mondo. Uno sguardo “altro”. Ed esiste una scrittura, letteraria come saggistica, di donne che di questo sguardo è portavoce. Lo spazio della scrittura è uno spazio di riflessione, osservazione, creatività. Mantiene una capacità di trasmissione che deve essere accolta e accudita per farsi davvero operativa. Tra chi legge e chi scrive esiste, può, uno scambio capace di cogliere aspetti della vita umana singola come collettiva, e di lavorarli per attrezzarsi ad accogliere o produrre cambiamento. Le autrici sono spesso al centro di questo scambio. Catapultare l’esperienza umana di donne ed uomini in un unico impossibile universalismo, non rende giustizia né merito a nessuna e a nessuno. In questo senso il diffondersi di un’accezione egalitaria dell’esperienza di donne ed uomini non è appagante, né reale. La capacità di accogliere nella sua singolarità la voce e la scrittura di donne rappresenta, è, uno strumento di libertà e di proiezione verso un cambiamento capace di accogliere la complessità di un mondo sempre in movimento, fatto di uomini e di donne.

L’editoria indipendente ha vissuto un momento di grave crisi, con la chiusura di tante piccole e medie realtà. Oggi stanno nascendo, però formule nuove: dal vostro “osservatorio”, come si sta muovendo oggi il mercato? E in particolare, che cosa accade nel mondo delle “penne in rosa”?

Anna Maria Crispino: L’editoria è lo specchio della situazione culturale di un Paese, un “sintomo” della vitalità e dei cambiamenti di una società. Dal mio osservatorio – come direttrice di una rivista culturale come Leggendaria e come direttore editoriale di una casa editrice come la Iacobelli editore che dedica una parte assai consistente della sua produzione ai libri a firma femminile – mi pare che ci siano segnali di forte reazione al prevalere di un clima di sfiducia, incertezza, rancore che stiamo vivendo nel nostro Paese. Il mercato è un fattore potente, ma asseconda anche ciò che si muove in una società. Ed è indubbio che c’è una reazione forte e a mio avviso positiva al clima che si è creato, connotato dall’avanzare di sentimenti razzisti, xenofobi e sessisti. Una reazione che molte donne agiscono in prima persona. La Fiera dell’editoria delle donne è solo una delle molte iniziative in campo. C’è una battaglia, culturale e politica, tutta da giocare. Ma noi speriamo che sia femmina.

scelta

Maria Palazzesi: Potremmo dire che la nostra manifestazione è anche un’operazione che ci consente di mettere in evidenza il grande intelligente lavoro di un’editoria indipendente di qualità, curiosa, sapiente, spiritosa. Il cui sguardo è capace di individuare e presentare filoni di lettura nei quali le voci delle donne trovano spazio e rappresentazione. Quello dell’editoria è un settore che spazia tra imprese miliardarie con grandi concentramenti e capacità di investimento economica e culturale, e un tessuto che potremmo definire di alto livello artigianale, un laboratorio culturale di grande professionalità.  Le sue difficoltà sono davvero tante, dalla distribuzione e visibilità negli scaffali, alla concorrenza di quelle grandi librerie che hanno preso il sopravvento e che spesso sono filiazioni delle grande editoria. E non è un caso che associazioni di editori indipendenti, come ADEI, che sostiene la nostra Fiera, si propongano di sostenerne la voce e l’azione di editori e librerie indipendenti.

In generale si può dire che quest’ultima realtà evidenzia nei suoi cataloghi una ricchezza e una varietà consistenti, all’insegna di capacità di un’accoglienza ed apertura intelligenti, sensibili ai cambiamenti, alle novità, all’elaborazione, al desiderio, alle proposte, insomma: al pensiero ed alla parola scritti di donne. L’editoria indipendente di qualità, insomma, ha il grande merito di mantenere alto l’impegno politico e culturale che la informa, e di offrire a chi legge spunti di forte impatto e letterario e saggistico. D’altronde: non sono forse le donne la maggioranza in assoluto di chi legge?

Programma ed Elenco degli Editori:

https://feminismfieraeditoriadelledonne.wordpress.com/

 

Ideazione e organizzazione:

Maria Palazzesi (Responsabile culturale Archivia), relazione con gli editori e programmazione e costruzione organizzativa degli eventi

Giovanna Olivieri (Coordinatrice Archivia), logistica, programmazione e costruzione organizzativa degli spazi

Anna Maria Crispino (Direttora “Leggendaria”), responsabile e coordinatrice dei primi due “Focus”

Stefania Vulterini (Editora di “Sessismoerazzismo” Ediesse), responsabile e coordinatrice del terzo “Focus”

Marina Del Vecchio, Vicepresidente Casa Internazionale delle Donne

 

Sostenitori:

ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti)

Iacobelli editore

SIL (Società Italiana delle Letterate)

Con il Patrocinio della Regione Lazio e del I Municipio di Roma

Ufficio stampa Monica Mariotti  monicfiore@gmail.com; 347 6212187

http://www.casainternazionaledelledonne.org

A proposito della scorsa edizione…

Voci da Feminism, incontro con Moreno di Milena edizioni

Feminism, una mappa dell’editoria delle donne

L’Iguana, la casa editrice delle donne

 

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